Manaudou-Marin, è scoppiata la guerra dei Roses

Lei incrocia l’ex amato e gli lancia un anello colpendo Magnini. Lui piomba nel suo spogliatoio

S e ci fossero stati i piatti, qualche vaso cinese di porcellana e la voce di Mario Merola la sceneggiata sarebbe stata davvero mondiale. Luca e Laure, al secolo Marin e Manaudou, sono arrivati agli insulti, l'amore è finito, è incominciata la guerra. La crisi del settimo anno è stata ancitipata ovviamente da due atleti abituati ai record, sono bastati due anni per arrivare ai materassi. C'è maretta, si rischia di affondare, trattandosi di due nuotatori non so se rendo l'idea. Ultime notizie dall'Ungheria, nel sito di Debrecen, campionati europei in vasca corta. Niente violini tzigani ma strilli da cortile, la coppia è scoppiata, la francesina è partita all'attacco, ha invaso la zona di riscaldamento degli azzurri di Italia e ha lanciato al suo ex amour d'Italie il simbolo dell'amore, dell'unione, l'anello di fidanzamento, ultima memoria di quello che è stato, che fu, in segno di disprezzo e di fine contratto; dopo Zidane con Materazzi ecco che les enfants de la Patrie hanno voluto presentarsi al mondo come loro soltanto sanno fare. Ma con gli occhi arrossati, non dal cloro ma dalla rabbia, Laure ha sbagliato clamorosamente il bersaglio e così l'anello ha centrato Filippo Magnini che, per caso, si trovava sulla traiettoria dell'oggettino. Momenti di sbandamento nella comitiva nostrana, risatine e colpi di tosse, nessun intervento arbitrale o richiesta di prova tivvù. Ma non è mica finita qui.

Luca Marin è siculo di nascita e di sangue. Dopo essersi scusato con Magnini, ha raccolto il gioiello, ha raggrumato due idee, come il vulcano dell'isola sua, ha preso a muovere la terra attorno, si è insaccato nell'accappatoio, si è calato il cappuccio sul capo ed è partito verso lo stanzino delle francesi. Qui la dolce Laure stava preparandosi per le batterie dei 200, in piena concentrazione, ristudiando i movimenti delle braccia, già pensando alla finale. Improvvisamente si è manifestato il siculo incappucciato il quale non ha tirato fuori la lupara ma, stando alle testimonianze, fotografi, addetti, sodali della francese, ha scaricato verso la douce Laure insulti di ogni tipo in lingua madre, facile immaginare il contenuto e la pronuncia degli stessi. Sta di fatto che Marin era rosso in viso e con la gola dello stesso colore, il centrato Magnini lo ha frenato prima che dalle parole passasse ai fatti, trascinandolo fuori dall'area transalpina.

Mademoiselle Manaudou si è stranita, suo fratello Nicolas, che di lei è anche l'allenatore, ha capito che ormai l'acqua era poca e la papera non galleggiava (secondo tempo in qualificazione, occhi lucidi, cuore ferito), ha preso carta e penna e ha scritto due righe di ricorso alla federazione internazionale perché prenda immediati provvedimenti nei confronti di questo italiano maleducato e aggressore che avrebbe condizionato le prestazioni della sorella, dopo averne rovinato l'esistenza amorosa (di diverso avviso la federazione azzurra, «è stata la ragazza a provocare» questo il sunto). In verità la stessa Laure da un po' di tempo canta come Edith Piaf «J'ai deux amour», cioè si è fatta vedere in vasca lunga e corta con il nuovo fenomeno del nuoto francese, Benjamin Stasiulis mentre, in altre acque, Luca Marin, confermandosi campione mistista, fa il (casca)morto frequentando la connazionale Federica Pellegrini che è anche coinquilina a Verona.

In attesa del repertorio italiano, arrivo di Fabrizio Corona, rivelazioni clamorose in una puntata di Matrix, modellino di una vasca qualunque a Porta a Porta (ma la trasmissione ideale sarebbe l'Infedele), la storia è sicuramente destinata a fornire altre novità, per ora la coppia resta in alto mare, in senso buono.