Manca: «Chiudere subito i centri violenti»

L’assessore alla Sicurezza: «Lombardi darà una risposta in nome e per conto dei cittadini onesti»

Gianandrea Zagato

Non si limitano alle scritte crudeli sui muri o ai toni violenti urlati nei megafoni dei cortei. I luoghi storici dell’antagonismo milanese, i centri sociali, si muovono sempre più spesso oltre i confini della legge: meno proteste e più reati veri e propri. Specializzazione di chi vorrebbe tenere in ostaggio Milano, di chi sa che all’ombra della Madonnina c’è aria di sgomberi e vuol far dunque esplodere una nuova guerriglia metropolitana.
Sono i «bravi ragazzi» coccolati dal centrosinistra che, supportati dal movimento genovese anti-G8, occupano illegalmente spazi pubblici e privati: una mappa che s’irradia da Villa Okkupata di via Litta Modignani passando per l’Orso di via Gola e dalla Panetteria Occupata di via Conte Rosso al Bulk di via Niccolini. «Luoghi dove trovano rifugio i responsabili degli scontri avvenuti in corso Buenos Aires. Luoghi che non possono più essere tollerati e che devono essere chiusi al più presto» fa sapere Guido Manca, assessore alla Sicurezza: «Richiesta ufficiale del Comune al prefetto Gian Valerio Lombardi, che saprà dare una risposta energica nel nome e per conto dei cittadini onesti che si difendono con la forza della legge».
Invito, quello dell’assessore di Palazzo Marino, che segue la dura condanna sui «gravissimi» fatti di Milano firmata dal ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu e che, aggiunge Manca, «troverà giusto seguito con un’azione del neoprefetto che non ci fa certo rimpiangere il suo predecessore». Certezza di chi, dossier alla mano, afferma «che Bruno Ferrante li ha democraticamente tollerati». La prova? Il centro sociale Orso in via Gola nasce nel dicembre 2001, Casa Loca al 183 di viale Sarca nasce nell’ottobre 2003 e il Cantiere di viale Monterosa sorge due anni prima, nel maggio 2001: «Ferrante che da inquilino della Prefettura avrebbe dovuto intervenire immediatamente scelse, in quelle occasioni, di stare invece alla finestra, di evitare quindi il ripristino della legalità. Risultato? In quei centri sociali si ritrovano i “duri e puri”, quelli che non scendono a compromessi e che hanno legami sempre più stretti con i movimenti antagonisti piemontesi e toscani».
Analisi che nel dossier preparato dal Comune per il prefetto ambrosiano contiene anche ritagli di quotidiani, dove gli investigatori denuncerebbero di essersi spesso ritrovati con quegli occupanti al centro di indagini: dagli zainetti esplosivi fatti ritrovare sulle guglie del Duomo agli attentati alle strutture di Banca Intesa. Irriducibili della nuova autonomia che trovano, secondo il dossier di Palazzo Marino, ospitalità anche al 18 di via Torricelli, alla cascina occupata Torkiera, al Cox 18 di via Conchetta e al CtaT28 di via dei Transiti. Stabili occupati illegalmente dove la chiamata alle armi per gli scontri di corso Buenos Aires non ha visto diserzioni: «Sono i centri di un antifascismo militante che, come si è visto in piazza, non usa solo parole. Sono i centri che Milano vuole chiudere per poter vivere con tranquillità, anche questa campagna elettorale».
Epigoni dell’ultrasinistra che, secondo Manca, riceveranno «la sgradita sorpresa di doversi tra poco trovare un tetto ma, sia chiaro, non a Milano che è indisponibile ad offrire spazi a chi scende in piazza con la voglia di uccidere». Parole dure, anticipo di un maxi-sgombero che, aggiunge Manca, «Ferrante non ha mai avuto la forza di attuare e che pure evita di reclamare».