Manca l’interprete e un clandestino esce dal carcere

«Lost in traslation». Un immigrato senza permesso di soggiorno deve la sua libertà a una traduzione mancata, persa. Ricoverato dopo un incidente, arrestato perché sprovvisto di permesso di soggiorno, scarcerato perché al processo non c'era l'interprete. È la vicenda di un un cittadino indiano, di 36 anni, arrestato due giorni fa all'ospedale «Dono Svizzero» di Formia, in provincia di Latina, perché non in regola con il permesso di soggiorno. A seguito di un incidente l'uomo era stato portato a Terracina dove, però, non c'erano posti letto. Ricoverato a Formia aveva chiesto di uscire ma non essendo in grado di leggere e scrivere in italiano non poteva firmare la sottoscrizione dell'autoresponsabilità. A quel punto i medici hanno chiamato la polizia, che ha scoperto che l'uomo era un clandestino e lo ha arrestato. Ieri mattina al processo per direttissima di fronte al tribunale di Gaeta l'impossibilità di reperire un interprete ha portato alla scarcerazione. È bastato questo a far saltare tutte le leggi sull’immigrazione clandestina. Un semplice «errore» nella traduzione. L’errore è che mancava l’interprete.