Manca solo la targa ai brigatisti

Vi sono sostanzialmente due modi di essere di sinistra: fare riferimento al filone socialdemocratico europeo oppure rimanere ancorati all'ideologia marxista-leninista.
La sinistra genovese non è né l'una né l'altra. Di sicura discendenza comunista, ha solo mantenuto gli slogan di allora, senza più crederci veramente. Rinunciando di fatto alla lotta di classe, ma anche alla difesa dei più deboli o alla tutela dell'ambiente (con molta utopia e poco realismo); con tempo si è trasformata in una lobby politico-affaristica che ha il solo fine di perpetuarsi al potere della città. Ciò avviene attraverso tre capisaldi: un capitalismo amministrativo (una specie di capitalismo monopolistico di Stato applicato alle attività del Comune che invade e strozza settori storicamente gestiti dall'iniziativa privata), una classe dirigente esclusivamente alto-borghese (con cabina ai «Lido» e convinta che cazzuola e frettazzo siano due parolacce) e un'alleanza organica con industriali, palazzinari e faccendieri. Ma la nostalgia è «canaglia», quindi ogni tanto rispolverano eskimo e libretto rosso: così facendo pensano di mettere a posto la loro coscienza di mancati rivoluzionari, gabbando i vecchi militanti e ottenendo l'appoggio dei no global (a comando, sempre pronti ad atti di violenza).
In questa realtà si inserisce la sciagurata mozione, presentata in consiglio comunale, di dedicare un monumento a un violento che rifiutava la convivenza civile, ritenendo in compagnia di altri delinquenti di imporsi con violenza ad 8 capi di Stato liberamente eletti in regimi di democrazia parlamentare. La realtà dei fatti è chiara e non può essere stravolta dai sinistri deliri: da una parte c'era un carabiniere, un uomo che aveva giurato fedeltà allo Stato: che difendeva i nostri diritti alla libertà e alla democrazia, che significa anche il diritto di votare liberamente per scegliere chi deve governare, senza imposizioni di una piazza sovversiva. Dall'altra vi era un persona che cercava con la violenza di abbattere questi valori, che sono il patrimonio di ogni nazione civile.
In aula durante la discussione sulle tale nefasta proposta ho provocatoriamente detto che dalla maggioranza di sinistra mi aspettavo per coerenza anche una proposta per un monumento ai tre brigatisti morti in via Fracchia; in quanto non vedevo grosse differenze tra l'ideologia e la cultura delle brigate rosse e le parole d'ordine gridate in quei giorni da Giuliani e soci e, oggi, ripescate dai consiglieri di maggioranza. Ebbene dopo questa mia affermazione mi sarei aspettato una forte contestazione, invece vi sono stati imbarazzati distinguo filologici e silenzi ancora più imbarazzanti.
Anche l'ultima delirante proposta di regalare strutture pubbliche ai centri sociali rientra in questo disegno politico. Pertanto a Plinio, che sta cercando di fermare con tutti i mezzi leciti questo ulteriore tassello di cultura castrista, va tutto il mio appoggio e la mia solidarietà. Una sinistra quindi che, a corto d'idee e con molti peccati sulla coscienza, continua a regnare sulla nostra povera città tra grandi appalti e nostalgie sovversive. Nella speranza che i genovesi aprano finalmente gli occhi e caccino questi Proci travestiti da che guevara.
consigliere comunale AN