"Manca il taglio delle tasse. E i 150 euro alle famiglie non rilanciano l’economia"

Roma - «Due cose devono essere chiare: non è con i 150 euro alle famiglie bisognose che si rilanciano i consumi e l’economia; e poi, le nuove norme fiscali per le imprese e le piccole attività comportano semplificazioni ma, tranne la sforbiciata all’Irap, non un euro di tasse in meno». Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, giudica la Finanziaria «debole», non adeguata al rilancio dell’economia italiana.

Il governo parla di Finanziaria «leggera».
«Sarà anche leggera, ma propone una terapia debole per affrontare il problema di fondo dell’Italia: la crescita lenta, ora lentissima. La tregua fiscale non basta per far ripartire l’economia, e lo spiego con due cifre emblematiche: la pressione fiscale è arrivata al 43,1%; la crescita del Pil scende quest’anno all’1,9% e peggiorerà ancora nel 2008 all’1,5%. Dal nostro punto di vista, è una Finanziaria che si propone di affrontare il controllo della spesa pubblica con armi spuntate. Mettendo insieme Finanziaria e decreto raggiungiamo la cifra ragguardevole di 19 miliardi di euro. Ebbene, il 65% di quella cifra viene da maggiori entrate, il 35% da minori spese: sono proporzioni che andrebbero rovesciate. I principi riformisti del Libro verde sulla spesa pubblica sono stati, evidentemente, accantonati».

La Finanziaria modifica il regime fiscale per le imprese, anche quelle piccolissime.
«C’è una sforbiciata all’Irap, e per me ogni sforbiciata alle tasse è benvenuta. Poi la riduzione dell’aliquota Ires e il forfait per i piccoli. Va bene, ma sia chiaro - come ha detto lo stesso governo per tacitare le proteste della sinistra - che si tratta di una semplificazione e non di una riduzione della pressione fiscale sulle imprese. Il taglio dell’Ires è accompagnato da un significativo ampliamento della base imponibile, che provoca una sostanziale neutralità del gettito. Anche il forfait taglia i costi perché semplifica, ma non comporta una riduzione delle tasse».

C’è poi il bonus per i meno abbienti. Prodi dice che contribuirà a rilanciare i consumi.
«L’operazione a favore delle famiglie più deboli è comprensibile, ma evita ancora una volta la via maestra, che è la riduzione delle tasse. Il bonus non può aiutare la ripresa dei consumi, anche perché si tratta di un contributo una tantum. Secondo noi, il sostegno ai consumi è un’operazione che passa attraverso l’accelerazione del passo di crescita, la maggiore partecipazione al mercato del lavoro e una progressiva riduzione della pressione fiscale con la ridefinizione delle aliquote Ire. Il governo attua spesso operazioni complesse, tuttavia sarebbe più semplice ed efficace la riduzione delle aliquote».

Il governo ha rinviato il collegato con le norme su pensioni e welfare: che cosa ne pensa?
«Noi non abbiamo siglato quel protocollo per diversi motivi. Non siamo d’accordo, per esempio, sulla cancellazione di alcune fattispecie come il lavoro a chiamata e lo staff leasing. Detto questo, credo che il rinvio sia il segnale evidente delle difficoltà per Prodi di trovare una sintesi fra la componente riformista e quella radicale della maggioranza».