«Mancano case, via le tasse ai Comuni»

Il «pacchetto» completo è di 1.041 alloggi, i primi 250 sono quasi pronti in via Gallarate e verranno consegnati a partire da gennaio. Ma tra 2009 e 2010 arriveranno quelli di via Ovada, Senigallia e Civitavecchia (in tutto 530 alloggi) e a seguire i 511 sparsi tra via Appennini, Cogne, Giambellino e Del Ricordo. Con i progetti «Abitare 1» e «Abitare 2» il Comune tende a creare un mix abitativo - edilizia popolare, convenzionata e una quota di appartamenti affittati a prezzi di mercato - per evitare nuovi quartieri «dormitorio». Ma davanti alla platea dei rappresentanti dell’Anci che ieri hanno scelto proprio Milano per mettere a punto il Piano Casa da mettere a disposizione del governo (che presenterà nei prossimi giorni il proprio documento), sia il sindaco Letizia Moratti che l’assessore alla Casa Gianni Verga denunciano il bisogno di «intervenire sulla leva fiscale». Protesta che nasce proprio dai costi pagati dal Comune allo Stato per «Abitare 1»: Palazzo Marino ha investito 140 milioni di euro di risorse proprie - ottenute con la vendita di parte delle azioni Aem - per il programma straordinario di edilizia residenziale, e ben 15 milioni sono andati in tasse pagate allo Stato. «Serve l’azione legislativa del governo e del parlamento - afferma Verga - è inaccettabile che si continui così, la fiscalità dev’essere totalmente rivista. Potremmo aumentare anche le manutenzioni, e le stesse agevolazioni vanno previste per i privati che scelgono di investire nell’housing sociale». La Moratti non usa mezzi termini: «Milano mette in campo per la casa più risorse del governo nazionale, ora serve una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, tra amministrazioni locali e centrale. Interventi sulla leva fiscale e per snellire la burocrazia». Il Comune ha investito negli ultimi due anni «320 milioni per nuovi alloggi con mix abitativo» ma «ci preoccupiamo di reperire ancora nuove risorse, per questo primi in Italia abbiamo creato l’anno scorso un fondo immobiliare mettendo in vendita 76 immobili e incassando 255 milioni, la metà da investire nel settore casa». E anticipa: «Stiamo già pensando a un fondo 2 e 3, valutiamo quali immobili non residenziali inserire e di quanto dunque potrà essere dotato questo fondo». Al governo ricorda invece che il problema dei trasferimenti ai Comuni dopo l’abolizione dell’Ici «non è ancora risolto, anche se il premier Berlusconi pochi giorni fa ci ha detto che possiamo stare sereni». Rivolgendosi alla consigliera comunale del Pd seduta in prima fila, Carmela Rozza, fa invece un appello «a lavorare insieme, maggioranza e opposizione», per sveltire il passaggio in consiglio comunale dei provvedimenti sulla casa, «i tempi di approvazione sono biblici, più del ministero, serve uno sforzo bipartisan, ognuno si assuma le proprie responsabilità». E la Rozza replica: «Collaborazione? La deve chiedere alla sua maggioranza, soprattutto negli ultimi mesi. Da parte nostra sulla casa c’è sempre stata».
A giugno si sono iscritti in 18mila in lista d’attesa per la casa popolare, anche se il turn over è di circa mille alloggi l’anno. Alla mappa del bisogno vanno aggiunte 35mila famiglie che non hanno diritto agli alloggi popolare ma neanche le possibilità di pagare i prezzi di mercato. Pensando in particolare a universitari, papà separati, precari e stranieri, Aler - anticipa il presidente Loris Zaffra - spenderà 256 milioni per creare 3mila nuovi alloggi a canone moderato, decisamente sotto i prezzi di mercato.