Mancano centomila alloggi La Provincia mette un tavolo

Ne servirebbero 54mila subito, altrettante nei prossimi dieci anni. Case che permetterebbero di risolvere «l’emergenza», sgonfiando «la più grande bolla speculativa della nostra storia». «Ma serve più coordinamento: per questo la Provincia creerà un tavolo di confronto, un patto metropolitano tra istituzioni pubbliche e privati», annunciano gli assessori Bruno Casati (Demanio), Pietro Mezzi (Territorio) e Francesca Corso (Casa). L’hanno proposto ai colleghi di Regione e Comune al convegno organizzato ieri e intitolato «Piani e progetti per l’emergenza casa». Si è partiti dai dati sulla «fame di alloggi» in città (17mila) e provincia (altri 27mila) contenuti nella ricerca del centro studi Cresme. L’assessore comunale Gianni Verga ha ricordato i 4mila che presto verranno creati nelle aree pubbliche messe a disposizione da Palazzo Marino: «E nei successivi cinque diventeranno 10mila». Piero Borghini, assessore alla Casa in Regione, ha parlato dei 400 milioni stanziati in tre anni per risolvere l'emergenza e delle 60mila famiglie all’anno aiutate dal Pirellone a pagare l’affitto. «Non guardiamo solo alla quantità di alloggi, ma anche alla qualità - ha detto Filippo Penati, presidente della Provincia, dal palco-. Enti, fondazioni e lo stesso Stato devono mettere a disposizione aree dove costruire alloggi per le famiglie più deboli». E la Provincia che cosa fa?
La risposta, polemica, arriva dal presidente di Assimpredil, l’associazione dei costruttori. «La Regione ha investito centinaia di milioni di euro per la casa, la Provincia quei soldi li ha spesi in altro modo!», si scalda Piero Torretta, il presidente. «Nella Serravalle...», mugugna qualcuno in sala. Penati ha già lasciato il convegno, la replica è del suo assessore, Francesca Corso: «La Provincia non ha competenze dirette sulla casa, le ha invece in fatto di infrastrutture». «Gli enti possono mettere a disposizione delle aree - insiste dal palco Torretta-. A Reggio Emilia, ad esempio, si è deciso di costruire solo edifici con sei appartamenti. Questo garantisce la qualità della vita! A Milano è improponibile, certo, ma pensiamo all’hinterland: le costruzioni vengono concentrate per non toccare i parchi, è un mito che non è più utile a nessuno». Non è l’unico attacco. Torretta critica le scelte del Comune in fatto di oneri di urbanizzazione («li ha alzati da 28 a 72 euro, non si è pensato che inciderà sul prezzo finale delle case?») e di urbanistica. «Gli uffici tolgono spazi all’alloggio, vanno costruiti fuori città - spiega-. I grandi progetti, l’architettura “turistica”, si fa ovunque, ma con i soldi pubblici, non dei privati».
Nella ricerca del Cresme si parla anche del costo delle case. A una famiglia con due stipendi (da insegnanti) per comprare un alloggio di 90 metri quadri in zona semi centrale a Milano nel 1995 serviva l’equivalente di 7,6 anni di stipendi; oggi siamo saliti a 9,8. È Borghini a parlare della più grande bolla speculativa dello storia: «Una cosa è certa: bisogna costruire nuove case. Senza un federalismo fiscale non sarà semplice, per le Regioni, risolvere il problema. Le periferie? Le nostre si chiamano Sesto San Giovanni, Cinisello, città che hanno un’anima. Nel risistemare i quartieri pensiamo anche alla sicurezza dei cittadini, rafforzando i servizi di portierato». «E al verde - conclude Gianni Verga-. Metà delle aree che abbiamo messo a disposizione per creare alloggi sarà ricoperta da alberi e giardini, nuovi parchi sono già stati aperti. I primi 8 apriranno tra gennaio e febbraio: saranno creati 1200 alloggi».