«Mancano due miliardi e mezzo per le infrastrutture dell’Expo»

Mancano due miliardi e mezzo all’appello. Il 20 per cento delle infrastrutture connesse all’Expo non ha ancora una copertura finanziaria, e la quota maggiore del «buco» - 900 milioni - riguarda proprio la linea 4 della metropolitana che dovrebbe collegare, il condizionale a questo punto è d’obbligo, via Francesco Sforza a Linate. Il destino del progetto sembra sempre più connesso a quello dello scalo, anche se Letizia Moratti è pronta a difendere il collegamento qualunque sarà il futuro dell’aeroporto. Ma i conti non quadrano anche per la linea 5 da Garibaldi a San Siro (disponibili per ora 5 milioni sui 657 necessari), per la MM4 Lorenteggio-Policlinico (ne mancano 199) e il prolungamento del Malpensa Express dal terminal 1 al 2 (130 milioni, tutti da reperire). Ieri il sindaco ha esaminato opere contenute nel dossier e stato dei finanziamenti con Roberto Castelli, sottosegretario con delega alle Infrastrutture per l’Expo. Nella manovra, ricorda la Moratti, «abbiamo assicurate le opere essenziali, il governo ha già stanziato 1,4 miliardi e fanno parte dei 4,1 miliardi che stanno nel perimetro della società Expo». Altra partita è invece quella, appunto, delle infrastrutture: 11,3 miliardi di cui solo 8 già impegnati. «Ne mancano 2 e mezzo - conferma - abbiamo fatto una ricognizione opera per opera. Castelli si farà carico di parlare col ministro dell’Economia e la presidenza del Consiglio per decidere come proseguire».
Quasi pronto invece il decreto Expo che disegnerà la governance della società di gestione, già il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli ha assicurato che sarà pronto entro metà della prossima settimana e la Moratti ha confermato: «Stiamo lavorando con Calderoli e Tremonti, sono fiduciosa». Si va verso un cda allargato a 5 membri, ma sul ruolo del suo fedelissimo, Paolo Glisenti, come amministratore delegato (anche se non più unico) non è disposta a cedere: «Non c’è da discutere».
Il progetto, ha poi ammesso la Moratti, deve tenere insieme «i diversi livelli che hanno contribuito e che devono essere protagonisti appieno» ed è «normale che ci possano essere difficoltà all’inizio, perché è un progetto innovativo e non ci sono precedenti se non l’Esposizione del 1906, ma dobbiamo risalire davvero a tempi diversi».