«Mancano i campioni? Facciamo crescere i giocatori normali»

«I Giochi sono una ferita sanguinante. Ma non li immagino senza Italia»

Andrea Lucchetta, che succede all’Italia?
«La nazionale deve riscoprire i valori del gruppo storico degli anni ’90: mai sentirsi appagati, non farsi distrarre da ciò che circonda questo mondo, non esigere dagli altri ma essere esigenti con se stessi. E il ct Andrea Anastasi è l’unico che possa avviare questo nuovo corso. Quanto all’eliminazione nel preolimpico di Smirne, non è facile ricreare automatismi quando gli infortuni ti costringono a cambiare sestetto, però non deve imporsi la cultura dell’alibi».
Ma Pechino è lontana.
«Non voglio pensare che non andremo ai Giochi, ma non sarebbe una tragedia se l’occasione fosse sfruttata per riscoprire le risorse di cui il volley italiano dispone».
Intanto da due stagioni gli azzurri faticano. Perché?
«Lo spirito di cui parlavo prima manca da un anno o due, giocavamo con atleti che si credevano arrivati. E intanto gli avversari si rinnovano, raccolgono i frutti di un reclutamento operato con meccanismi diversi dai nostri. L’importante è capire che il campione non è programmabile, nasce da sé, magari devi strapparlo ad altri sport: Giani faceva canottaggio, io a 16 anni ero un tennista. Devi invece formare il giocatore “normale”, abituarlo a rompersi la schiena in palestra. Gli Usa oro olimpico a Seul avevano in Kiraly l’asso e in Ctvrtlik il faticatore. Non cerchiamo sei Kiraly: cerchiamo dodici Ctvrtlik».
Ma avremo nuovi Giani, Lucchetta, Zorzi, personaggi anche fuori campo?
«I personaggi non li crei sulla carta, devi far crescere diritta una pianta con radici profonde. Intanto la federazione ha già una “terza nazionale”, fatta da campioni di ieri che hanno messo a disposizione la loro esperienza. Come Cantagalli, vice ct della juniores, o Vullo, impegnato nel vivaio azzurro con un progetto simile a quel Club Italia che ha fatto la fortuna della nazionale donne. Io invece lavoro nel campo della promozione, producendo un cartone animato sul volley e i suoi valori, “Spike Girls”, in onda sulla Rai nel 2009».
Il nostro campionato è ancora il migliore al mondo?
«È ancora la miglior palestra. C’è meno spazio per gli italiani ma alcuni potrebbero andare a giocare all’estero».
Perché le Olimpiadi sono la nostra bestia nera?
«I Giochi sono una ferita sanguinante».
Cosa ha sbagliato Montali?
«No comment. Montali è il passato».
L’esperienza di Velasco non sarebbe utile?
«Julio è rimasto troppo attaccato agli anni ’90, non è in linea con i tempi moderni».
La vedremo ancora con la nazionale dei Veterani, campione d’Europa 2007?
«Certo. Noi non surfiamo sulle onde come in “Un mercoledì da leoni”, surfiamo in palestra».