Mancano i soldi per i rinforzi. I pacifisti: "Stop ai fondi"

In forse l’invio di elicotteri e blindati a sostegno dei nostri militari in missione a Kabul

Roma - Non ne vorrebbe più sentir parlare di Afghanistan, il premier. Raccontano testimoni oculari che giovedì Prodi si è «letteralmente accasciato sulla sedia» quando gli hanno comunicato che anche al Senato, martedì prossimo, ci sarà una nuova puntata del dibattito sul caso Mastrogiacomo: aveva dovuto mandar giù la forzatura di Bertinotti, che ha imposto al governo di riferire alla Camera, ma da Marini non se l’aspettava. Anzi, il presidente del Senato pare avesse rassicurato lui e i gruppi della maggioranza che le forche caudine di Palazzo Madama si sarebbero evitate. Invece, niente. Con l’aggravante che al Senato la sinistra radicale, che deve ricucire lo strappo con Gino Strada, promette di alzare barricate per reclamare che il governo si muova in difesa del «mediatore» Hanefi.
E se non bastasse lo spinosissimo fronte ancora aperto del sequestro Mastrogiacomo, c’è da gestire un’altra partita delicatissima, e potenzialmente esplosiva: quella dell’invio, sostanzioso, di rinforzi e nuovi mezzi al contingente militare in Afghanistan. Una necessità fatta presente dal ministro Parisi e dagli stati maggiori, benedetta da Napolitano, accolta dal Consiglio supremo di difesa. Si parla di cinque elicotteri da combattimento Mangusta, due o tre cingolati Dardo, con mitragliera, un Hercules C130 e autoblindo. E anche di un centinaio di specialisti per la loro gestione.
Ma la sinistra radicale, già in affanno per lo scontro tra governo e l’icona movimentista Strada, che mobilita la piazza coi dissidenti Prc per reclamare la liberazione di Hanefi, non ne vuole sentir parlare. Rifondazione e Verdi hanno già avvertito: «Siamo nettamente contrari», come spiega il sottosegretario Paolo Cento. Niente Mangusta dice la senatrice Prc Lidia Menapace: «Non è questione di “coscienza” ma di rispetto della Costituzione: non sono mezzi di difesa, ma di attacco, quindi incostituzionali». Il sottosegretario ds alla Difesa, Forcieri, taglia corto: «Che vuol dire mezzi d’attacco? Il problema non è il mezzo ma l’uso che se ne fa». E ricorda che la «pacifista» Germania ha mandato in Afghanistan 6 Tornado con compiti di «ricognizione»: ma sono caccia-bombadieri.
«Forti dubbi» sull’opportunità dei rinforzi ha manifestato anche il capogruppo Prc, Russo Spena. Avvertendo che il voto dei suoi senatori è tutt’altro che certo. Ma un voto ci deve essere o no? Pareva di sì: a pronunciarsi per avallare i rinforzi avrebbe dovuto essere la commissione Difesa, convocata proprio martedì. Ma ieri governo e Ulivo frenavano: «Era già tutto previsto nel decreto sulla missione, quindi Rifondazione il suo avallo lo ha già dato. Non c’era scritta la parola “Mangusta”, che evidentemente fa paura, ma non ci deve essere nessun altro voto», spiegano dalle parti di Parisi. E al ministero della Difesa assicurano che «si sta già preparando l’invio», e che «entro giugno» i cinque Mangusta («Operativi saranno solo quattro, perché lavorano a coppie») saranno sul campo. Ma un problema grosso c’è, ammette un esponente di governo addentro alla questione: «Servono 20 milioni di euro per completare l’operazione», e nel decreto sulla missione non è previsto alcun capitolo ad hoc. Dunque? «Le strade sono due: o fare un altro decreto per stanziarli, ma nessuno nel governo è così pazzo da correre il rischio, o reperirli limando i vari capitoli del dl approvato, che stanzia 1.600 milioni». Immediato lo stop della sinistra radical: «Se toccano i fondi per la cooperazione si apre un enorme problema politico e formale», annuncia Cento.