«Mancano i volontari per assistere i malati»

Chi si ammala di tumore ha bisogno di tutto. Di chi lo accompagni in ospedale, di chi gli faccia compagnia a casa, di chi gli stia vicino nei momenti più duri. Non sempre i famigliari bastano. Per questo la sezione provinciale milanese della Lega per la lotta contro i tumori (Lilt) lancia un appello: «Ci servono volontari, dobbiamo rimpinguare le fila». E lo fa proprio alla vigilia della Giornata del volontario, che si terrà domani: una cerimonia durante la quale verranno premiati 126 volontari che si sono particolarmente distinti nell’assistenza dei malati di cancro e che sono stati suddivisi in varie categorie in base alla lunghezza della loro «carriera».
Ad oggi i volontari arruolati dalla Lilt sono 710 (il 70 per cento donne). «Ma l’aiuto non basta mai» spiega Franca Fossati Bellani, responsabile della sezione milanese. I malati infatti sono sempre di più: solo in un anno la Lilt ha assistito 6.100 pazienti, ha dato una mano a 3.160 malati terminali, ha percorso oltre 200mila chilometri per accompagnare i malati alle sedute di chemio e radio terapia o alle visite di controllo. Insomma, un lavoro enorme, che i volontari attuali non riescono a sobbarcarsi da soli. «Ovviamente - spiega la Fossati - se qualcuno vuole lavorare con noi, gli faremo seguire un corso di formazione perché capisca quale può essere il suo orientamento. Serve solo avere una buona capacità di ascolto e un po’ di disponibilità».
In particolar modo, la Lilt cerca persone disposte ad accompagnare i pazienti in ospedale per i cicli di terapie e da inserire negli ambulatori dell’Istituto tumori, nell’hospice di Carate Brianza e del Pio Albergo Trivulzio. La disponibilità richiesta è di una giornata, di una notte o di due mezze giornate alla settimana e possono diventare volontari Lilt «tutte le persone di cuore» tra i 18 e i 65 anni.
Come mai un appello proprio ora? Perché, come emerge anche da una ricerca del Ciessevi, in questo momento assieme alla crisi economica anche il volontariato è andato in tilt. «La crisi - sostiene il presidente del Ciessevi, Lino Lacagnina - si è dimostrata non soltanto finanziaria ma ha provocato un effetto domino, un terremoto che ha fatto tremare e vacillare anche l’etica e i valori». In un quadro del genere le associazioni stanno cercando di sopravvivere come possono «architettando stratagemmi per tirare avanti con casse sempre più magre». E i volontari sono fondamentali per non fermare le attività di chi fa del bene gratuitamente.
Diversi i settori in cui si può scegliere di prestare aiuto e in cui svolgere un breve tirocinio: si va dall’area assistenza (dove il volontario assiste il malato in tutto il percorso della malattia, seguendolo dall’ospedale al domicilio), all’area prevenzione (per il supporto all’équipe che opera nei diciotto spazi Lilt presenti sul territorio). C’è poi la possibilità di collaborare con l’area promozione, dove il volontario collabora alla raccolta fondi e all’organizzazione delle varie manifestazioni.
Nell’identikit del volontario ideale, c’è solo qualche «clausola»: non bisogna aver subito una personale esperienza tumorale e non bisogna essere reduci da un lutto recente. Piccole accortezze per evitare che nodi psicologici del volontario ricadano sull’assistito.