Mancano migliaia di panettieri e calzolai

Dodici professioni molto richieste, pagate profumatamente e che in molti casi permettono di sviluppare la creatività. Ma snobbate dai ragazzi italiani, che spesso non sono neanche al corrente della loro esistenza. A fornire il quadro completo è Mario Bettini, presidente di Casartigiani Lombardia, per il quale al primo posto ci sono i panettieri. Solo a Milano ne mancano 2mila. E se in questo caso a mettere in fuga i giovani è la necessità di alzarsi presto al mattino, gli altri mestieri «scomparsi» non sono neppure particolarmente faticosi. Come nel caso dei calzolai, una figura rimasta quasi solo all’interno dei grandi centri commerciali. Ma sono in estinzione anche gli arrotini, richiestissimi dai macellai ma anche dalle famiglie, gli organari riparatori, chi realizza vetrate artistiche, i lavoratori «allo sbalzo», gli artigiani del ferro battuto e i tipografi. Introvabili anche le camiciaie, indispensabili per riparare gli abiti, rifare gli orli o realizzare vestiti per le taglie abbondanti, e i muratori dotati di perizia in grado di realizzare lavori di fino. Infine, le immigrate dell’Est europeo sono molto richieste come infermiere, mentre gli indiani trovano lavoro soprattutto come mungitori. Tutte professioni per le quali si guadagna di più dei classici mille euro che, quando va bene, riceve un giovane neolaureato. «Una volta terminato l’apprendistato - rivela Bettini -, chi svolge i mestieri manuali è in grado di imporre al datore di lavoro il salario che ritiene più adeguato. È la forza della concorrenza: se un imprenditore non paga abbastanza, ce ne sono molti altri disposti ad assumere con uno stipendio migliore chi ha competenze specifiche». Anche perché una volta imparati tutti i «segreti» del mestiere c’è sempre la possibilità di mettersi in proprio, creando una nuova impresa. «Per aprire una bottega come calzolaio - osserva sempre Bettini - basta un investimento da 10mila euro, che garantisce di fare affari d’oro in poco tempo». Ma il problema è anche formativo, in quanto non esistono scuole che preparino a questi mestieri e gli unici in grado di insegnarli sono gli stessi artigiani. Proprio per questo motivo Casartigiani sta elaborando una proposta di legge regionale da sottoporre al vaglio del Pirellone, per dare vita a delle «scuole bottega». Una realtà a metà strada tra l’istruzione e l’apprendistato, dove i ragazzi possano imparare mestieri tradizionali ricevendo fin dall’inizio un compenso e una copertura assicurativa.