Mancanza dell'interprete: gli imputati della Thyssen si rifiutano di rispondere

Respinta la richiesta della
difesa di nominare un interprete, i
dirigenti della Thyssen imputati a Torino si sono avvalsi della facoltà di
non rispondere: "Non conoscono l’italiano a
sufficienza"

Torino - Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Harald Espehnahn e Gerard Priegnitz, i due dirigenti della Thyssengroup imputati a Torino. Entrambi hanno letto una breve dichiarazione nella quale hanno spiegato che, avendo i giudici respinto la richiesta della difesa di nominare un interprete, non conoscono l’italiano a sufficienza e quindi non sono in grado di affrontare le domande. I due tedeschi, comunque, hanno annunciato che presenteranno una memoria scritta.

Gli impuati tedeschi non rispondono La Corte d’Assise, dopo una breve sospensione, ha disposto che i due tedeschi vengano ascoltati con un interprete il 4 novembre. I giudici, comunque, non sono tornati indietro rispetto alla loro decisione sulle richieste di nullità della difesa legate alla traduzione degli atti. L’udienza è continuata con l’interrogatorio del primo testimone della difesa, l’operaio Antonino Miceli, il responsabile di una delle squadre che lavoravano alla linea 5, quella andata a fuoco. Miceli ha riferito cose differenti da quelle emerse durante le audizioni di numerosi testi dell’accusa. Ha detto, per esempio, che "non c’era nessun divieto di usare il pulsante di emergenza, quando era necessario lo poteva premere chiunque". "Fuocherelli - ha spiegato - ne capitavano, e li si spegneva subito. Alla 5 convivevamo con la carta (materiale di scarto della lavorazione, ndr) e io la carta l’ho sempre spenta con l’idrante. Al mattino arrivavo e, per togliere gli eccessi dagli impianti, ci soffiavo sopra con la gomma dell’aria, e a volte, quando necessario, fermavo la linea. Ma eravamo quattro squadre e ogni squadra lavorava a modo suo".