Manchester United-Chelsea primo atto: oggi in palio la Premier

nostro inviato a Napoli

C’è una città nel destino del Milan berlusconiano. Questa città si chiama Napoli e forse non c’è bisogno di aggiungere altro. Da quelle parti, 20 anni fa, il Milan di Arrigo Sacchi allungò in modo decisivo il passo verso il primo scudetto, l’inizio di una cavalcata strepitosa. Sempre a Napoli, e col Napoli di Maradona, Moggi (toh, chi si risente) e Ferlaino, si giocarono cento sfide avvelenate nella stagione della rondella di Pisa e della monetina di Bergamo (Alemao colpito alla testa fu convinto dal massaggiatore Carmando a restare a terra). A Napoli, tanto per non cambiare tradizione, vinse il primo tricolore della striscia famosa (4 in 5 anni) Fabio Capello e finì fuori strada Panucci, incantato da una serie di finte e controfinte di Paolo Di Canio. Da Napoli ripassa oggi il destino del Milan 2008, improvvisamente scattato davanti alla Fiorentina (dietro di un punto) dopo aver inseguito per un campionato intero le insegne viola. A dispetto di pronostici alla camomilla, è la sfida che può decidere quasi tutto e in anticipo di una settimana sui titoli di coda del torneo. Qui han voglia di fare festa e non solo al pampa Sosa che chiude la carriera calcistica: c’è il tutto esaurito dentro lo stadio e tutto intorno il proposito di chiudere con una perla il primo anno di A con De Laurentiis presidente, dopo aver vissuto serate magiche, 3 punti tolti all’Inter e alla Juve. «C’è da stare con gli occhi spalancati» consiglia Carlo Ancelotti che è capace di regalare una sola battuta, riferita alle tante voci di calcio-mercato che scandiscono queste ore. Gli inglesi scrivono di «Drogba e Mourinho sicuri al Milan» e lui assicura che per il primo «non c’è niente di vero», mentre per il secondo si fa dare l’imbeccata da una collega, «eventualmente può fare il quarto, perché la partenza di Costacurta sarà rimpiazzata da Filippo Galli». Incarta e porta a casa.
Nessuna analogia con la sfida di vent’anni prima, 1 maggio ’88, arbitro Rosario Lo Bello, 3 a 2 il risultato finale e sorpasso in classifica sotto gli occhi di 80mila napoletani stregati da Gullit e Van Basten, ma qualcosa conta anche questa. Vale almeno 20 milioni di euro per l’iscrizione alla Champions invece che all’Uefa, e serve a riparare una stagione cominciata benissimo (supercoppa d’Europa e mondiale per club) ma proseguita con tanti, troppi, ritardi e qualche nodo già sciolto sul futuro prossimo. I movimenti sono i seguenti: via Dida, Cafu, Serginho, Simic, Gourcuff, Gilardino, Emerson operato, dentro Flamini più Sammarco a centrocampo, Zambrotta per la difesa, no a Ronaldinho, considerati essenziali un portiere e un centravanti che non può essere solo Borriello. A proposito del giovanotto da segnalare la richiesta «moderata» dell’aumento di stipendio (vuole 3 milioni netti l’anno quale riconoscimento per aver vinto la classifica del gol). In attesa di sciogliere questi nodi, Ancelotti si trascina dietro a Napoli anche Ba, un portafortuna: c’è bisogno pure di amuleti nella città considerata capitale storica della scaramanzia.
L’assenza di Pirlo passa attraverso il rilancio di Brocchi laterale e Seedorf dirottato a sinistra, mentre davanti la coppia migliore del momento, Kakà-Inzaghi non trova rivali. Neanche nel giovanissimo Pato a cui qualcuno dei veterani ha fatto pelo e contropelo per l’errore commesso nel derby. Meno male. Perché oggi, di lui, ci può essere bisogno. E non certo per fare flanella.