Mancini adesso vuole un’Inter più cattiva «Vincere ad ogni costo»

Oggi ritrova la Samp: «Allungare in campionato per pensare all’Europa Ibra deve evitare altre sciocchezze L’Inghilterra? Cose dette un anno fa»

nostro inviato

ad Appiano Gentile

È più facile che Mancini vada al Chelsea o che Cassano arrivi all’Inter? Ad ascoltare l’interessato (Mancini in entrambi i casi) è più facile che Cassano arrivi all’Inter. «Cassano non piace solo a me, piace a tanti. L’Inter può essere fra le squadre che lo vogliono. Ma più avanti». Divagazioni nel mare del navigar tranquillo nerazzurro. L’Inter continua a vincere, si tratti di «squadra uno» o «squadra due». E Mancini cerca nemici: se non li vede, se li inventa. Gli inglesi? «Bella invenzione l’intervista sulla mia voglia di andare al Chelsea. Hanno usato frasi dette un anno fa e le hanno attualizzate. Ho sempre detto che in futuro vorrei allenare in Inghilterra. Ora mi fa solo piacere che il mio lavoro venga apprezzato». Dunque gli inglesi non sono nemici. Solo inopportuni.
Voltar pagina: il problema del contratto non firmato? Alzata di spalle. «Nessun tipo di problema. Eppoi, nel calcio, a volte esiste la scaramanzia. Quando le cose vanno bene è meglio non toccare nulla e non fare nulla». Infastidisce, invece, chi dice che il campionato è troppo facile per l’Inter, e serve vincere la Champions. Qui il nostro non ci sta: «All’inizio hanno fatto di tutto per crearci problemi, ora dicono che il campionato è troppo semplice e dobbiamo vincere la Champions per dimostrare di esser grandi. C’è sempre qualcosa da dire». E non è gradito. Ma questo è il destino delle squadre che ti disarmano. E l’Inter sta disarmando gli avversari. Ognuno si inventa qualcosa per farle andare di traverso i successi (vedi la Fiorentina). Ibrahimovic ha tentato di farsi del male da solo con quell’intervento graziato dalla prova tv. Ibra è stato multato come si conviene. L’allenatore ha sudato freddo, ma ora ci passa sopra. «Ha fatto una sciocchezza, deve stare attento. In queste cose serve attenzione». Sottinteso: non posso rischiare di perderlo per una stupidata. E oggi Ibra dovrebbe ancora far coppia con Adriano.
Allora tutto soft, facile, da vie en rose? Può darsi, ma vista la debolezza dei fattori avversi, ieri Mancini ha cercato di inventare un nuovo scopo per l’Inter: diventare più cattiva. Sempre che non lo sia già abbastanza. La partita di coppa Italia contro la Sampdoria, vinta come fosse una passeggiata della «squadra due» potrebbe indurre alla tentazione del «tutto facile». Situazione ideale per chiudere con il record di successi. «Magari uno pensa: ne mette 4-5 nuovi, chissà che sfracello. Il pericolo è quello. Loro saranno arrabbiati per i tre gol subiti, noi dovremmo esserlo di più. Questa è una partita da vincere a ogni costo e chi entra dovrà fare tanto, ma davvero tanto». Vincere ad ogni costo sta diventando un leit motiv del parlare di Mancini. Il record piace e rende più golosi, ma c’è una ragione strategica. «Vorrei esser messo bene in campionato quando ripartirà la Champions: avere la mente sgombra da altri pensieri potrebbe servire».
Sì, quell’accoppiata scudetto-Champions è un dolce tormento che si nasconde nell’intimo. Sarebbe il trionfo totale dei numeri 10: da Platini a Mancini appunto. Uno in poltrona, l’altro in panca. Sempre zona Uefa. Per ora sono complimenti. «È diventato presidente un ex grandissimo, proprio un numero dieci. Mi fa piacere perché ha lavorato tanto per arrivare e credo possa avere idee nuove: può essere un bene per tutti». Nel caso servisse, Mancini allunga subito un’idea: «Visto che l’Italia è in corsa per gli Europei 2012, spero ci costringa a costruire stadi meravigliosi, dove la gente possa stare tranquilla e, se deve spendere qualcosa in più, la spenda volentieri, ma trovi i parcheggi senza essere costretta ad arrivare tre ore prima, sieda comodamente nel posto prenotato, scopra un impianto più vivibile per le famiglie». Sembra il calcio dell’impossibile. Un’idea da numero dieci.