Mancini: «Adriano non è Ronaldo E deve lavorare»

Tecnico a ruota libera: «Recoba ha sbagliato, ma io non sono vendicativo. La mia squalifica? Usano due pesi e due misure»

Gian Piero Scevola

nostro inviato

ad Appiano Gentile

È un Roberto Mancini “furens” quello che oggi ritornerà all’Olimpico, non in panchina però, visto che la Caf ha confermato la seconda giornata di squalifica inflittagli dopo il match verbale con Rosetti. Ed è un Mancini che ne ha per tutti.
Io e la squadra. «Stiamo tutti bene fisicamente, Cambiasso e Cordoba stanno recuperando. Cruz potrebbe giocare fin dal primo minuto, come Mihajlovic che, col suo carisma e qualità, quando è entrato contro il Porto ha dato la svolta alla partita. E penso anche a Pizarro (assente Veron che sconta il secondo turno di squalifica, ndr). Quanto a Figo, ha libertà d’azione, sa che può andare a giocare dove vuole in un certo momento della gara, se lo reputa giusto».
Io e Adriano. «Sulle sue ripetute convocazioni in nazionale, il nostro pensiero e la nostra volontà è che rimanga a Milano e di questo stiamo parlando con la Federazione brasiliana. Adriano ha bisogno di lavorare e ora ci sono due settimane nelle quali può farlo, un fatto che potrebbe giovare sia al giocatore che alla sua nazionale. Non credo che il Brasile non possa fare a meno di Adriano per due amichevoli, anche se il ct brasiliano Parreira fa sempre il proprio interesse. Se poi siano gli sponsor a volere la presenza di un certo giocatore, questo non lo so, ma è possibile. Comunque Adriano non è un caso difficile da gestire. Un calciatore ha bisogno di allenarsi e, se non riesce a farlo, fa fatica a giocare a meno che non sia Pelè, Maradona e forse Ronaldo. Nei mesi scorsi Adriano non è riuscito ad allenarsi per più di quattro giorni consecutivamente. Anche in ritiro, appena arrivato, siamo partiti per l’Inghilterra dove ha giocato e poi ha avuto problemi fisici. È solo questo il suo problema, non ce ne sono altri. Tutti vengono sostituiti e spero anzi che Adriano si diverta quando esce. Ripeto: Adriano deve allenarsi e queste che arrivano sono le ultime due settimane consecutive nelle quali lui può svolgere un buon lavoro che potrà essergli utile nei prossimi mesi».
Io e Recoba. «Non mi sono accorto che col Porto, dopo la terza sostituzione, se n’era andato. Al Chino sto dando più spazio rispetto all’anno scorso e sarebbe meglio non avere reazioni di questo genere. Ma non sono vendicativo e non porto rancore verso i comportamenti dei giocatori. Può capitare che un calciatore possa avere una reazione non giusta se non gioca, l’importante è che poi capisca di avere sbagliato e non lo faccia più. È chiaro che sarebbe meglio se non ci fossero queste cose, anche se non sono così gravi».
Io e la giustizia sportiva. «Ci sono due pesi e due misure, vedi la prova tv con Samuel e gli episodi di Milan-Juve, ma non solo nella giustizia sportiva, anche in quella ordinaria. In quella sportiva si esagera, a volte si va oltre i confini del mondo. Però, se si divertono così, buon per loro. Il giorno che riusciremo a vincere sarà ancora più bello, vorrà dire che l’avremo fatto solo con le nostre forze, anche se avremo sofferto di più».
Io e la Champions. «Siamo quasi qualificati agli ottavi di Champions e si continua a parlare d’altro. Non riusciamo neppure a gustare una vittoria che viene dopo un momento delicato e difficile, che subito si ricomincia con le polemiche. La stessa cosa era successa prima della sosta di ottobre: si arrivava da una sconfitta, con la sosta cercavamo di recuperare energie e tranquillità, invece sono arrivati sette giorni pieni di polemiche».
Io e la Lazio. Alla Lazio sono stato tanti anni, mi sono divertito e abbiamo vinto tanto. Ma penso che non tornerò mai più sulla panchina biancoceleste. È importante vincere a Roma e credo che ce la faremo. Poi avremo un calendario leggermente migliore rispetto a Juve e Milan e potremo recuperare».