Mancini blinda Balotelli e scarica Tevez

Manchester L’elenco si allunga, di giorno in giorno, sempre di più. Da una parte gli scontenti, i nostalgici, i volubili. Dall’altra i sogni irraggiungibili, ma solo fino al prossimo rilancio. In mezzo il Manchester City, immancabile crocevie di ogni sessione di mercato. Oltre 400 milioni di euro spesi in meno di tre estati. Mancini prova a parlare di calcio, della Community Shield che vedrà domani i suoi opposti ai cugini dello United (ore 15.30, diretta tv su SkySport1 e SkySupercalcio). Succulento antipasto dell’anno che verrà. In palio, però, non altro che l’onore cittadino.
Così la prima conferenza stampa della stagione ha un unico monotono leitmotiv. Chi va e chi viene? Dall’apertura del mercato i Citizens hanno speso all’incirca 60 milioni, molti dei quali per l’argentino Aguero. Ma nonostante una rosa che conta - solo in attacco - sette prime scelte, il mercato è tutt’altro che chiuso. Certo, la lista degli indesiderati resta lunga (da Adebayor a Bellamy, da Bridge a Santa Cruz) e ci sarà da sfoltire non poco, ma il Mancio chiede almeno altri «2 o 3 giocatori per completare la squadra». Perché Tevez, che si è regalato un supplemento di vacanze, ne ha abbastanza del grigiore di Manchester. E Mancini non è più disposto a strapparsi le vesti per convincerlo a restare. Anzi. Ma sarà la società a dettare le condizioni, non più i capricci dell’irrequieto argentino. «Finché non si troverà una squadra disposta a pagare il suo cartellino, Tevez è un giocatore del City. Ma da qui alla fine di agosto, può succedere ancora tutto». Che tradotto significa: chi vuole Carlito ha tre settimane di tempo per sganciare almeno 40 milioni. Non è un mistero che l’Inter lo corteggi, e neppure che a Mancini garberebbe uno scambio con Eto’o. Meno intrigante, ma più verosimile, l’inserimento nella trattativa di Maicon, come parziale contropartita tecnica. Il brasiliano è un vecchio pallino del tecnico di Jesi che però adesso ha altre priorità. A centrocampo, soprattutto. Nasri è la prima scelta indiscussa. Il francese scalpita per trasferirsi al nord e l’Arsenal preferirebbe venderlo ora (e incassare 30 milioni) che perderlo a parametro zero tra 12 mesi. Ma c’è da convincere Wenger che fa ostruzionismo.
Non è una priorità, viceversa, Balotelli. Il suo ultimo sfogo è stato derubricato come spontaneo anelito di nostalgia. Lo scarso feeling con Manchester (intesa come città) non ne interromperà la permanenza. «Mario resta con noi al 100%. C’è da capirlo, è ancora giovane e qui vive da solo. Gli mancano la famiglia e gli amici. Ma sa che un professionista va incontro a queste situazioni». Lo sa, ma evidentemente fa di tutto per dimenticarselo. Mettendo alla frusta la benevole pazienza di compagni e tifosi. Che per il momento non lo hanno ancora scaricato. Ma che dopo il primo anno di smargiassate, espulsioni, collezioni di multe, auto sfasciate e modi da spaccone, gli chiedono di fare quello che in fin dei conti sa fare meglio, cioè giocare a pallone. Glielo chiede anche Mancini, che continua a puntare forte su SuperMario. Ma nel frattempo si cautela. Allestire una «rosa premier» significa anche affrancarsi dalle bizze di un singolo talento.