Mancini, buona la prima Chiude la porta del City ma non la bocca del Times

Sua Maestà la Regina Elisabetta ha detto che il 2009 è da dimenticare, soprattutto per la crisi economica che lo ha sconvolto. Roberto Mancini non può essere d’accordo con la Signora di Buckingham Palace, lui, infatti, ha lasciato gli euromilioni di Massimo Moratti per incassare le pounds millions dello sceicco di Manchester. E, se non bastasse, ieri pomeriggio ha festeggiato Santo Stefano e il proprio debutto nel campionato d’Inghilterra portando alla vittoria il City sullo Stoke. Due a zero con gol del bulgaro Petrov e dell’argentino Tevez ma non è questa la notizia, anche Mark Hughes, qualche giorno fa, aveva battuto il Sunderland ma inutilmente, gli sceicchi gli avevano già tagliato la testa dopo la “caldissima” sconfitta contro gli speroni roventi del Tottenham. La notizia semmai è che il Manchester City è riuscito a non prendere gol, cosa che non gli accadeva dall’1 di novembre quando aveva pareggiato con il Birmingham. Nelle ultime tre partite aveva addirittura subito tre gol alla volta e quei simpaticoni dei colleghi inglesi avevano descritto la difesa del City come un secchiello bucato.
Insomma l’arrivo di un italiano ha portato un po’ di attenzione, il tentativo di cambiare lo schema di difesa (a 4, i canonici back four britannici) e, insieme, l’entusiasmo dei tifosi che hanno riempito il City of Manchester, cantando Blue Moon, una luna malinconica e rara (terza luna piena) per gli inglesi e per il resto del mondo romantico ma inno di carica per i supporters del City presenti nel numero di 47.325 spettatori, come ha annunciato lo speaker con voce profonda. Con tono enfatico lo stesso speaker aveva presentato al pubblico Roberto Mancini, accompagnato in campo da una bionda, prima del fischio di inizio: «Ecco ora a voi il nuovo allenatore», ovazione, sorrisi, fotografie e il Mancini Roberto da Jesi, a ricambiare le coccole, pure lui applaudendo, cercando di capire in che mondo ha deciso di vivere, così distante, anzi opposto al nostro.
A proposito dei simpaticoni giornalisti britannici: sapete come il Times ha presentato la partita e le idee dell’allenatore italiano? «Tra qualche giorno si scopriranno le richieste di Mancini: Chiellini, Lahm, Aguero e Gesù Cristo», come a dire che trattasi di miracolo o qualcosa di simile. Mancini si è presentato in elegante soprabito antracite, fazzoletto bianco al taschino (scomparso al fischio di chiusura), sciarpa biancazzurra al collo, souvenir laziale per i nostalgici di Roma e, look a parte, ha dialogato a lungo con Brian Kidd, il suo assistente, ex Manchester United, l’uomo che ha sconfitto un male atroce, il grande conoscitore di football internazionale e italiano in particolare. Kidd voleva far assumere Capello alla nazionale inglese prima di Sven Goran Eriksson ma il tecnico bisiaco non si sentì ancora pronto per il salto e l’Inghilterra, con lo svedese furbastro, ha continuato a pensare al passato e mai al futuro.
Mancini, dunque: ha lasciato in panchina il migliore del gruppo, Craig Bellamy, testa calda e cuore grande, un gallese che ha capeggiato un manipolo di sei compagni per protestare contro il licenziamento del connazionale Hughes. Bellamy è entrato nella fase finale, accolto, come Mancini, dalla standing ovation, sostituendo il giocattolino brasilero Robinho che mille ne aveva scombinate. Partita pigra, vittoria scontata, entusiasmo che capita dovunque quando si cambia e si sogna un’altra vita. Al fischio finale Mancini è andato a stringere la mano al collega Tony Pulis che le aveva buscate e a tutti i propri giocatori esultanti. Non avrà molto tempo per il panettone e lo zampone. Domani, giorno 28, si va nella casa dei lupi, contro il Wolverhampton ancora campionato e così il 2 di gennaio con il Middlesbrough.
Buone feste anche per Zola che ha battuto con il West Ham 2 a 0 (un rigore di Diamanti) il Portsmouth di Grant (sarebbe nei guai il tecnico israeliano per una storia di sesso a pagamento) mentre Ancelotti ha pareggiato 0 a 0 a Birmingham. Dunque c’è di peggio nella vita. Ecco perché Elisabetta the Queen vorrebbe cancellare il 2009.