Mancini a caccia di record: "Questa sarà la ciliegina"

Appiano Gentile - «Una squadra forte ha sempre il dovere di provarci. Anche in coppa Italia». Voce dal fondo: spirito inglese? Risposta: spirito di Jesi. Firmato Roberto Mancini. Sorriso. Si è piaciuto nella battuta. Per il resto si vedrà. Scene di una vigilia che conta. Non è la Champions, ma per Roma e Inter è una Champions di famiglia: terza finale di fila, idea perfin noiosa. L’Inter ci riprova, si è affezionata alla coppa in bacheca: ne ha vinte due, se fa tris consecutivo fa ancora record, se non subisce reti in due partite chiude un intero torneo con lo zero al passivo. Un primato tira l’altro ed è il sale di questa sua coppa. Mancini fa giuramento: «Io ci credo». Ovvero, come disse Lapalisse: «Vincere qualcosa è sempre meglio che vincere niente». Coppa che racchiude una morale delle storie di campionato: «È la conferma dei valori di un’annata. Inter e Roma hanno fatto meglio degli altri».
Inter con Toldo in porta: finora non ha preso gol. «Se lo merita. È un premio, perché durante l’annata si è dimostrato importante, una persona per bene». Dubbio in attacco. Adriano è un pianto. «Capita di giocare male. Ma quando uno gioca male deve capirlo». Rimbrotto che non è proprio un buffetto. Probabile che in attacco ci siano Recoba e Crespo. O Adriano da solo. Qualche dubbio anche per Cambiasso, ma l’argentino è un duro. Mancini avrebbe preferito giocare di sera («Sarebbe stata altra atmosfera, ma capisco i problemi»), però lancia l’idea per il futuro del campionato. «Sarebbe meglio giocassimo alle sei del pomeriggio anche in agosto o a maggio-giugno quando c’è un caldo terribile». Appoggia l’idea di anticipare l’inizio al 19 agosto e non, invece, quella di giocare un’amichevole di pacificazione fra Inter e Juve. «Rivalità e polemiche ci sono sempre state, giochiamo già abbastanza in campionato. Inter-Juve è il derby d’Italia, normale sia così. Invece è importante che fuori del campo non succeda niente».
Divagazioni sul tema, anche se perfino Roma-Inter ha la faccia di un derby d’Italia: quest’anno si sono già incontrate tre volte, ed altre tre saranno le sfide da oggi ad agosto quando si giocherà la Supercoppa. L’Inter ha vinto due partite decisive ed ha perso quella della festa annunciata. Mancini chiede di rifarsi: «Vincere la coppa sarebbe la ciliegina sulla torta». Moratti ci tiene, ma teme cali di concentrazione. Per la terza volta di fila la sfida comincia con la Roma che gioca in casa, l’Inter non perde in coppa da 28 gare. C’è di tutto per tremare. La scaramanzia non sai mai da quale parte guarda. Mancini è il primatista fra i tecnici, insieme a Eriksson: ne ha vinte quattro e tre di fila (Lazio e le due con l’Inter). Moratti ha detto di aver visto nel tecnico lo stesso talento del giocatore. Lui non ci sta. È l’unica certezza prima della finale. «È impossibile, il Mancini giocatore era più bravo». E forse stasera lo avrebbe voluto in campo. Le sue alternative sono Recoba e Adriano. C’è da capirlo.