Mancini è d'oro: "Grande Mourinho"

L'ex dell'Inter vince la "Panchina d'oro" e promuove il successore. Intanto aspetta il Real e studia l'inglese. Il portoghese gli stringe la mano, non lo vota e attacca: "Il nostro calcio non piace all'estero"

Marcello Di Dio

Firenze - Mesi di paragoni scomodi, ombre del passato che si affacciavano pericolosamente all’orizzonte, attacchi rintuzzati a suon di dichiarazioni. José Mourinho, sin dall’inizio della sua avventura nerazzurra, ha dovuto fare i conti giorno dopo giorno con il fantasma di Roberto Mancini. E alla vigilia del match con l’Udinese, aveva gettato un po’ di benzina sul fuoco: «Meglio la mia Inter che quella del primo anno di Mancini». Con un seguito il giorno dopo.

Destino ha voluto che i due si incontrassero proprio nel giorno in cui gli allenatori di serie A premiano il Mancio con la Panchina d’Oro 2007/2008. «Ma io ho votato scheda bianca...», si è lasciato sfuggire il portoghese, giustificandosi con il fatto di non aver vissuto la scorsa stagione in Italia. L’incontro nell’aula magna di Coverciano non è stato gelido ma nemmeno così caloroso. Le agenzie riportano un abbraccio, in realtà Mancini chiarirà che c’è stata solo «una stretta di mano, così come si fa con qualsiasi collega, niente di particolare».

Il tutto senza malizia: «Mourinho è un grande allenatore e un grande personaggio – l’opinione di Mancini -. La sua Inter? La squadra era già forte e si è ancora rinforzata, anche quest’anno sarà la compagine da battere. Mi chiedete se questo premio arriva con un anno di ritardo? Io dico che è arrivato al momento giusto. Ringrazio gli allenatori che mi hanno votato, ma anche i giocatori dell’Inter». Fair play in quantità industriale e va bene così. In fondo, quando fu interpellato l’ultima volta a Bologna nel debutto del suo amico Mihajlovic in panchina (ieri a Coverciano erano seduti a fianco) disse di non seguire il campionato italiano. Dalla Spagna intanto è giunta la notizia che il suo nome è in ballottaggio con altri per sostituire Schuster al Real Madrid, a Firenze Mancini non conferma («magari, ma di concreto in questo momento non c’è niente»), da Milano il presidente Moratti gli augura di accasarsi con i Galacticos e ridimensiona le similitudini fra lui e Mourinho.

«Le somiglianze sono dovute al fatto che i giocatori sono praticamente gli stessi. L’importante è che come Mancini, anche Mourinho tiri fuori da loro il meglio». Risultato finale: in serata Calderon conferma Schuster e Mihajlovic rivela che l’amico Roberto ora tornerà in Inghilterra a studiare l’inglese perché a giugno tornerà ad allenare. E il portoghese? Stavolta non parla del predecessore, seduto quattro file sotto di lui. Ma si rivela acuto e irriverente come suo solito. Il dibattito tra i colleghi sembra appassionarlo («non sembra, ma sono uno di voi...», dice agli altri allenatori). Si toglie addirittura la giacca e tiene il colpo in canna fino al momento delle premiazioni. Galeotta la domanda del ct azzurro Lippi sulle difficoltà del campionato italiano.

Mourinho ribalta la prospettiva e parte con l’affondo: «Il prodotto del calcio italiano nel mondo non piace, penso a Paesi come l’Asia dove non si vende molto. E la mia famiglia in Portogallo deve aspettare mezzanotte per vedere una partita di serie A, alle sette di sera vede un brutto Getafe-Valladolid. Mi sento uno di voi e per questo dico: dobbiamo pensare al nostro futuro più in generale». I colleghi gli rispondono all’unanimità: «Da noi ci sono delle belle partite» e Zenga ricorda: «Ho allenato all’estero e il campionato italiano è il più visto». E quando Mou torna sul quesito lippiano, rivolge anche un elogio al collega Gasperini. «Tutti i campionati sono difficili, gli allenatori sono tutti bravi, vincere è difficile ovunque. Noi portoghesi siamo come voi italiani, è molto importante vincere, anche all’89’, senza uno spettacolo bellissimo. Il torneo italiano esige una grande preparazione da parte di un allenatore. Ho cambiato contro il Genoa tre o quattro volte assetto tattico e il Genoa si è sempre adattato alla nostra formula. Per me, come allenatore, è uno spettacolo fantastico».

Gasperini ringrazia, da oggi Special One avrà un estimatore in più. Ma è già tempo di pensare a Inter-Juve. Legrottaglie chiede che venga sepolta l’ascia di guerra tra lui e Ranieri: «Sono sicuro che sabato faranno la pace». Ieri si sono solo incrociati, a San Siro cosa accadrà?