Mancini: «E adesso ci prendiamo l’Europa»

Riccardo Signori

nostro inviato a Lisbona

Che effetto farà? L’Inter dopo una vita si presenta in Europa con lo scudetto sul petto. Prego scattare una foto e metterla fra i ricordi di famiglia. Che poi Moggi e gli altri dicano che non lo merita poco importa. Così è per la storia e per la Champions. Adesso c’è da completare l’opera. Prendersi anche l’Europa. «L’Inter era attrezzata per vincere l’anno passato e lo è anche quest’anno». Parole e musica di Roberto Mancini al quale è rimasta sullo stomaco l’eliminazione nei quarti, contro il Villarreal. Scherzi del pallone, storia del pallone. «Sembrava tutto semplice, invece è stata una grande delusione. Brutta partita la nostra, ma forse non meritavamo di perdere così. Inutile: nel calcio nulla è facile».
L’Inter salutò l’Europa prendendo un aereo dalla Spagna, ora ci rientra atterrando a Lisbona, terra portoghese nemmen tanto lontana, ma spesso infida per i nerazzurri (4 sconfitte su 8 match). Cerca rivincite e attestati di grandezza. E sono questi i momenti più pericolosi per la compagnia nerazzurra: dall’altare alla polvere e viceversa è esercizio in cui è maestra. Chissà mai, però, che batoste e delusioni non abbiano insegnato qualcosa. Per il momento il tecnico ha assestato ed equilibrato la squadra. Meglio dal centrocampo in su, che dalla cintola in giù: la sventolata di reti subita dalla Roma e la paura che le ha fatto passare Toni a Firenze, non sono ricordi da buttare. A tutto c’è risposta, spiega l’allenatore, ma soprattutto rimedio. In una sola parola: «Serve più concentrazione. A Firenze è calata la tensione, la squadra pensava di aver già chiuso la partita. Contro la Roma c’è stata una mezzora di errori e loro sono stati travolgenti». Sottinteso, ma mica tanto: guai a riprovarci.
Eppure, fra un errore e altro, l’Inter ha già fatto tre vittime: Roma, Fiorentina e Capello. Sì, anche Capello: crudamente schiaffeggiato da Ibrahimovic. Ieri il ribollente svedesone è entrato in tackle sull’ex tecnico, con il quale erano più spine che rose. «Qui le cose stanno andando bene perché gioco come mi piace, non come nella Juve dove l’idea di Capello era differente. Qui sono più libero». Idea che sposa perfettamente le teorie di Mancini sui grandi giocatori. Eppoi, detto in inglese per essere più chiaro, Ibra ha concluso: «Posso controllare meglio il gioco». Come vedete, l’ex allenatore juventino ha lasciato dolci ricordi a chiunque, non c’è giocatore che non l’inforchi appena può. Tutto in perfetto stile new generation pedatoria. Però Mancini, che con Don Fabio ha sempre tenuto rapporti burrascosi, avrà sorriso sotto i baffi che non ha.
In più Ibra, che ieri era proprio in forma verbale, s’è levato il cappello anche davanti a Figo. Chissà mai, se pensando a Del Piero: «Ho giocato solo un mese con lui, mi trovo davvero bene. Figo è proprio un grande giocatore. Sul campo mi piace molto avere dietro uno così». Potrebbe essere una delle fortune nerazzurre di questa stagione. Quel centrocampo equilibrato con tre lottatori e il portoghese dietro le punte. Oggi cambieranno gli uomini, non l’idea. Non ci sarà Cambiasso che ha un problema muscolare, come Recoba e Cruz, Stankovic farà maginot con Vieira e Dacourt. «La soluzione è buona», ha ammesso Mancini. «Conta sempre il modo di affrontare la partita: serve giocare con lo stesso spirito in casa e fuori». Caldo invito per stasera, lo Sporting promette tenace contrapposizione: è in testa al suo campionato, due vittorie su due, Figo l’ha descritto come una squadra giovane, valida nella tecnica e con un allenatore che conosce bene il football. Dunque in alto le antenne. Mancini anche ieri si è lamentato per gli scherzi della lega circa gli orari degli anticipi («Potrebbe dare una mano alle squadre che giocano in Champions, qualche ora in più di riposo serve sempre»), non ha garantito sulla presenza di Materazzi ed ha faticato ad ammettere quella di Adriano. Con Ibra che ieri non smetteva di ripetere: «Calmi, siamo solo all’inizio, serve continuare a vincere», e Crespo affamato di gol e partite, gli scoccia un po’ dare spazio al pelandrone della compagnia.