Mancini: e adesso di cosa parlerete?

da Milano

San Siro è già alle spalle (a proposito, domani verrà rizollato), ma l’attenzione è tutta sull’Anfield Road, sulla sfida di martedì col Liverpool. Che la testa fosse già là, si è capito subito: trovati i gol, l’importante era risparmiare fiato ed energie. «Con gli inglesi mi sarebbe piaciuto arrivare con la rosa al gran completo» afferma Roberto Mancini. «Con Samuel, Dacourt, Vieira al cento per cento. Però non posso lamentarmi, va abbastanza bene anche così. E sappiamo quello che ci aspetta». Non lo fa sorridere nemmeno l’eliminazione negli ottavi di Fa Cup dei Reds, sconfitti in casa 2-1 dal carneade Barnsley, 14º in classifica nella seconda serie.
Liverpool chiodo fisso nella mente dei nerazzurri, a cominciare dal presidente Massimo Moratti che, allora ragazzino, ricorda l’impresa dei nerazzurri di papà Angelo che a San Siro, in una serata memorabile e forse irripetibile, ribaltarono l’1-3 patito in trasferta per trasformarlo in un 3-0 da leggenda. «Sono fiducioso, la squadra è pronta, anche gli infortunati stanno recuperando, peccato manchi ancora qualcuno, ma possiamo fare risultato in Inghilterra», le parole del presidente visibilmente soddisfatto per i tre punti.
E anche senza le polemiche che hanno accompagnato le ultime vittorie dell’Inter, al punto che Mancini fa lo spiritoso: «Sono preoccupato, non so se il filmato andrà in onda in tutte le trasmissioni televisive: non ci sono stati regali per noi...». Ma il Liverpool incombe e la maledizione Champions per l’Inter targata Mancio è sempre lì dietro l’angolo. Per esorcizzarla allora panchina lunga per chi sarà in campo mercoledì: Cordoba, Materazzi (per lui una manciata di minuti), Cruz e soprattutto Ibrahimovic, con Cambiasso e Zanetti costretti a fare gli straordinari. Preziosi minuti invece nelle gambe di chi ha giocato meno, come Stankovic, Maicon, Crespo, lo stesso Figo, tutti, chi più chi meno, al rientro dopo gli infortuni. Come David Suazo che, con la doppietta, è a quota 7 gol in campionato e 109 in serie A: «Sono pronto, le gambe girano bene e mi piacerebbe fare gol anche agli inglesi», le sue parole di speranza. E Mancini gli dà credito: «È un’alternativa in più, uno scattista che può fare male alle difese avversarie».
L’unica crepa della giornata è lo sfogo finale di Crespo, civile ma deciso: «È durissima, sono in una situazione complicata da gestire emozionalmente e a cui non sono abituato. Ormai va avanti da sette mesi, penso soltanto al gruppo e come primo obiettivo ho quello di non dimostrare la mia tristezza e i risentimenti che ho dentro ai compagni. Non so perchè sia andata così: la scusa dell’infortunio è molto comoda ma non tiene, la verità è che l’Inter gioca bene e le cose vanno così». Però, siccome è Crespo, il finale è da altruista: «Non si devono fare nè drammi nè polemiche, anzi faccio i miei complimenti a Cruz e a chi finora ha giocato».