Mancini fa retromarcia: «Meglio l’Inter a 2 punte»

Facchetti seccato: «Voglio più grinta». Dubbi su Pizarro e Solari

Riccardo Signori

nostro inviato a Oporto

Tre partite perdute in 40 giorni. L’anno scorso l’Inter è arrivata a metà febbraio, prima di perdere la prima. Stava meglio, quando stava peggio? «Non scherziamo», risponde pronto Mancini. «Meglio qualche sconfitta in più, rispetto ai pareggi dell’anno passato». Ma c’è sconfitta e sconfitta. Quelle sul campo e quelle fuori. Per esempio: un modulo sbagliato, giocatori persi nei loro egoismi e nelle loro megalomanie, un carattere che non si ritrova. L’anno scorso l’Inter non mollava mai, se le cose si mettevano male. Quella di quest’anno molla e non si riprende più.
Moratti, ieri chiuso nel silenzio che annuncia la tempesta, ha ingaggiato giocatori importanti. Non poteva comprare anche la grinta, il carattere, l’aggressività naturale. «Però quella ci serve, soprattutto nelle partite fuori casa: anche stavolta la partenza è stata troppo morbida. Non basta la qualità, quando hai l’avversario che morde, devi mordere anche tu. Sennò la qualità viene messa sotto. Fuori casa abbiamo subito tre sconfitte molto simili». Tocca a Facchetti mettere il circolino rosso sul problema. Proprio a lui che, quando giocava, veniva considerato un gentleman. Ma con gli attributi. Questa Inter preferisce attributi d’altro tipo: sprecona, confusa, nervosa, litigiosa. Aggiunge Mancini: «Siamo stati anche sfortunati, bastava un niente per far girare la partita». Talvolta la fortuna si conquista e la sfortuna si merita. Ed ora l’Inter si ritrova con qualche problema in più e qualche sicurezza in meno. Tranne una: «Non è detto che una squadra sia più offensiva se gioca con quattro punte anziché una, conta la mentalità con cui si va in campo. Forse, per giocare ad una punta, serviva Stankovic, che ha caratteristiche adatte. Certo, il modulo a due punte è migliore». Peccato che Mancini non ci abbia riflettuto prima. C’è voluta proprio la doccia atmosferica e non, dell’altra sera e quella di ieri mattina, quando l’Inter si è allenata sotto l’ennesimo acquazzone di Oporto, per schiarire le idee al tecnico e inserirlo nel filone del pentitismo (momentaneo?).
Ecco, l’Inter ha ripreso l’aereo con una sconfitta in più, e forse di troppo, con facce che non promettono nulla di buono, basta guardare come fanno gruppo in aereo brasiliani e argentini, il più distante possibile gli uni dagli altri, e con la promessa del tecnico di tornare alle due punte. A Udine non ci sarà da scherzare. «Test importante, ora avremo 3 partite durissime». Iaquinta non se ne starà in tribuna, come contro la Juve, Adriano e Martins torneranno a far coppia e l’Inter ha finito i bonus delle sconfitte, anche se Mancini attenua la necessità. «In Champions non abbiamo compromesso niente, un risultato positivo ci dava solo più tranquillità. Ora dovremo vincere le prossime partite. E in campionato dobbiamo solo recuperare sei punti». Detta così sembra facile, ma basterà un altro colpo a vuoto per rispedire l’Inter a distanza siderale dalla Juve. È il brivido sottopelle che percorre i nerazzurri: ritrovarsi nuovamente a campionato chiuso prima delle vacanze di Natale.
Per evitare il problema servirà ritrovare Adriano con la testa sull’Inter e non annebbiata dai fatti suoi. Servirà migliorare la coesistenza fra Pizarro e Veron. Sarà un caso che le tre sconfitte siano coincise con la presenza del cileno? «Solo un caso. Lui e Veron devono giocare di più insieme», garantisce il tecnico. «Piuttosto la squadra deve avere meno disattenzioni: i gol nascono da quelle». Infine si affaccia la brutta faccia di Solari: ieri stava solo e in disparte come un bambino dietro la lavagna. La partita di Oporto è stata inquietante per il futuro. Nemmeno l’allenatore ha saputo nascondere il dubbio. «Sta recuperando, forse era stanco dopo la partita di domenica». O, forse, l’Inter ha capito perché il Real lo ha scaricato.