Mancini ha un tesoretto Ancelotti rischia di finire travolto dalla crisi

B ehrami, dall’Olimpico, restituisce all’Inter quel che Borriello, a 4 minuti dai titoli di coda, toglie nel finale ai nerazzurri. E così, al culmine dello spettacolare derby di Roma, il distacco dalla prima della classe diventa di sette lunghezze. Godono e cantano i curvaioli interisti, chiusi dentro Marassi, in attesa della sentenza. Il vantaggio, per via degli scontri diretti, è di otto punti: sufficiente probabilmente per tirare un sospiro di sollievo. E per guardare alla prossima sfida di sabato notte contro la Juve di Ranieri senza alcun timore. Adesso Mancini e i suoi possono gestire il tesoretto di punti. Con la Lazio, la Roma vede le streghe prima di ritornare al livello del mare con Perrotta e di cadere nel finale travolgente. Su e giù, un’altalena emozionante: ecco il derby di Roma. L’Inter no, l’Inter dispone a suo piacimento del Genoa prima di finire in 10. L’armata di Mancini non dà l’idea di una squadra in debito di ossigeno. Finché reggono Zanetti e Cambiasso, il sole può scaldare Moratti. Ibra è in ritardo, ma non c’è più bisogno, forse.
Se l’Inter salva la ghirba a Genova, il Milan sprofonda nel buio. Adesso non c’è più la foglia di fico dei trofei collezionati nel 2007, ora il deficit è palese e sotto gli occhi di tutti. Specie se la sconfitta, l’ennesima, patita in casa contro la Samp, viene scandita oltre che dalla contestazione del pubblico rivolta a Galliani, anche dall’infortunio toccato a Kakà dopo pochi minuti. Esce lui si spegne la luce mentre la Samp macina gioco e gol. Dietro le amnesie più preoccupanti. Il Milan sbaglia un tempo e sfiora il pari nell’altro. Sono i vecchi pilastri che scricchiolano, i giovani (Paloschi) qualcosa di buono combinano. La contemporanea resa della Fiorentina a Napoli è solo una minuscola consolazione. Anche Ancelotti rischia di farsi travolgere dalla caduta.