Mancini: Ibra è pentito e forse s’è vergognato

Il nerazzurro: «Scuse accettate, caso chiuso». Con l’Arsenal (mini) caso diplomatico

nostro inviato ad Appiano Gentile

Si è parlato molto di castighi, penitenze e multe. È un argomento che prende, ci sono tutti gli ingredienti del fogliettone che piace tanto: il reato, un movente, la prova, la condanna. Roberto Mancini ha spiegato che una volta Boskov l’ha tirato fuori dal campo e lui gliene ha dette di tutti i colori. Così tante che poi alla sera si è vergognato, e mentre ieri lo rammentava, ancora arrossiva. Ma Ibrahimovic si è solo vergognato o si è anche scusato? «Sì, sì, è tutto superato, Ibrahimovic si è scusato, adesso è tutto a posto». Mancini ha anche precisato che non si ritiene destabilizzato se la società non interviene d’ufficio sulle questioni comportamentali. Dice che vergognarsi per un calciatore è molto più umiliante che pagare una stupida multa. Non sono esattamente queste le sue parole, ma lo è il significato. Molto bene, peraltro occorre registrare una dichiarazione praticamente ufficiale della società sul capitolo sanzioni. Il regolamento interno le prevede, semmai non contempla la loro pubblicazione. Vengono comminate ma è un discorso che rimane fra le quattro mura, insomma Marco Branca presenta il conto. Il fatto non sorprende, semmai sorprende che non producano l’effetto desiderato.
Ma i tre punti sul Palermo si sentono, è come aver preso nuovamente la sedia buona da dove si vede meglio. Mancini molto disteso, anche sulle domande incalzanti sul suo rapporto con Ibra: «Come faccio a dire se me lo aspettavo... È successo, era stanco, credo sia più importante fare il proprio dovere in campo, e lui lo fa. Non è vero che non riesce mai a incidere nelle gare importanti, un calciatore non si può giudicare per due partite». Niente, il Mancio non perde la calma. Allora eccone un’altra: scusi, ma perché si ostina a chiedere il cinque a quelli che sostituisce? «Potrei fare qualsiasi cosa - risponde -. Non alzarmi oppure andare a stringere la mano. Ma uno quando esce dal campo ha dato tutto e da parte dell’allenatore è giusto ringraziarlo. Poi tutti possono sbagliare, io a chiedere il cinque o loro a non darlo. E poi Zlatan aveva visto che era rimasto l’unico a non fare casino e non voleva essere da meno... Comunque poi si è scusato, e a me non pesa accettare queste scuse quando arrivano». Il buongusto di Mancini evita di tornare sul labiale e la smentita di Ibra: «Potrebbe partire dalla panchina? Sta recuperando come tutti gli altri, gli unici indisponibili sono Figo e Stankovic che spero di recuperare per la Juve. Non so se dovrà subire un intervento per questa tallonite... è da agosto che se la trascina. Figo invece preoccupa di più perché il problema al polpaccio è lo stesso dell’infortunio e non saprei dire quando tornerà nuovamente a disposizione».
Il Genoa prende lo spazio di due righe: «Squadra viva che corre, a Firenze ha fatto una buona prova e Borriello ha davanti un grande futuro. Noi? Dobbiamo vincerle tutte».
Poi due notizie. La prima è che Claudio Vigorelli, procuratore del bielorusso Alexander Hleb, assieme al giocatore si è incontrato con Marco Branca la sera precedente a Milan-Arsenal. L’indiscrezione è stata confermata dallo stesso Vigorelli con un curioso siparietto: Arsene Wenger gli ha scritto e non era una lettera d’amore. La seconda notizia è altrettanto carina. Il giorno che Mancini ha insultato Boskov, per l’unica sostituzione ricevuta in tutta la sua carriera, l’avversaria era l’Inter. Semifinale di coppa Italia a Marassi, 1-0 per la Samp, gol del Mancio, aprile dell’88. Ma non è tutto: per sostituirlo, Vujadin chiamò Marco Branca. Il Mancio era nero.