Mancini-Inter, l'addio Partita l'era Mourinho

Faccia a faccia di 20 minuti con Moratti: ha deciso la squadra, ormai quasi tutta contro il tecnico. Che ha rifiutato la buonuscita. <strong><a href="/a.pic1?ID=264806" target="_blank">Il portoghese arriva</a></strong> con Lampard nella valigia

Milano - Un silenzio d’oro ha circondato gli ultimi minuti di una vicenda chiusa malinconicamente in uno dei salotti buoni della città: via Mancini che esce con una mano che gli copre il volto mentre l’autista fa manovra in via Serbelloni. Neppure mezz’ora dopo via anche Moratti, accanto a lui l’autista e dietro un addetto alla sicurezza. Una delle separazioni più bizzarre della storia della serie A. Nessuna dichiarazione, quindi niente ipocrisie. Il Mancio torna a Jesi dopo aver vinto tre scudetti, due coppe Italia e due Supercoppe nazionali, il presidente resta in città e ricomincia daccapo con un portoghese che promette grandi cose e dovrà sempre fare i conti con il suo predecessore.

Ha dovuto fare il primo passo Moratti. Mancini era tranquillo con quattro anni di contratto in mano e uno scudetto fresco di un paio di settimane. La telefonata è arrivata di primo mattino nella sua abitazione di Jesi, il Mancio è partito subito per Milano, nel primo pomeriggio era già in città, per lui aveva parlato Giorgio De Giorgis, il suo agente: «Non capisco perchè Mancini debba lasciare l’Inter. Roberto è un allenatore che vuole continuare a vincere con l’Inter anche se nella prossima stagione sarà ancora più difficile. I contrasti con il dottor Combi? Roberto non chiederà mai il suo allontanamento ma al massimo di poter intervenire maggiormente sulle sue decisioni...». Una versione talmente zerbinata che non può aver lasciato insensibile Moratti. Roberto Mancini pronto a passare su tutto, a metterci una pietra sopra, e Moratti lo ha accontentato. Si sono incontrati nell’altra casa del presidente, venti minuti di colloquio, Mancini è sceso dall’auto sorridente o quasi, è risalito scurissimo in volto. Il presidente avrebbe accolto il tecnico per comunicargli l’esonero, sentitamente sofferto, e Mancini avrebbe reagito con evidente stupore, sentitamente incredulo. Il Mancio era convinto che dopo il suo autosiluramento nella notte dell’eliminazione dalla Champions, fosse in grandissimo recupero, con un gran finale di stagione, compresa la tonica prova dell’Olimpico. Ma la squadra non era più con lui e questo non lo faceva stare molto tranquillo. Perfino capitan Zanetti si era trattenuto su certi argomenti, per tacere di Figo, Recoba, Crespo, Toldo, Materazzi e Ibrahimovic, adesso Adriano sa chi sarà l’allenatore dell’Inter nella prossima stagione. Troppi. Il presidente forse non avrebbe fatto quello che ha fatto se i ragazzi non lo avessero aiutato.

È andata. Ma il Mancio pare abbia dato l’ultimo colpo di coda rifiutando la buonuscita proposta dal presidente, un suo diritto e anche un modo per non sentirsi schiacciato. Quattro anni di contratto da onorare almeno fino a quando non troverà un’altra panchina. E non resterà senza a lungo, confidano quelli del suo staff. Tutti spiazzati, compreso l’amico Oriali, mentre Branca a Lisbona aveva già preso appuntamento sotto casa di Mourinho che oggi porta a Milano. «Moratti mi ha cacciato», avrebbe confidato Mancini agli amici. In serata De Giorgis parlerà di un uomo molto amareggiato: «Aveva capito che qualcosa non andava, ma era convinto che il lavoro non fosse ancora finito. Lui ora è molto dispiaciuto e nei prossimi giorni lo sarà ancora di più. I calciatori contro? No, non lo conoscete, lui invitava a cena anche Adriano e non sono neppure vere le voci dei suoi diverbi con Branca». Ma alle cinque di ieri sera il Mancio ha lasciato l’Inter: nove giorni fa, dopo un solo minuto dalla fine di Parma-Inter, il suo contratto si era magicamente allungato di un’altra stagione. E tutto in un silenzio d’oro, senza neppure un comunicato della società.