Mancini-Moratti, altalena pericolosa

R oberto Mancini sta freddamente pensando al suo futuro all’Inter. Freddamente e non fermamente. Annusa l’aria, si gusta i sapori, dolciamari che siano. Quando dice: resto. Gli vien freddo. Quando dice: vado. Gli piange un po’ il cuore. Però ci sta pensando. L’accordo di fine gennaio con Moratti è rimasto il ricordo di una serata in cui tutto pareva chiaro e definito. Solo da mettere sulla carta. Ma per il momento la carta piange. Interrogato sulla questione, Moratti replica sempre con la stessa alzata di spalle: non c’è problema. Tutti e due, Moratti e Mancini, sono concentrati sulle vittorie in campionato, sulla possibilità di fare en plein in Champions: nessuno come loro è così ferocemente determinato a sfruttare la grande occasione, la bontà della squadra costruita magari per dimostrare che è davvero grande. Il tecnico cerca di non trascurare niente. Il presidente ogni tanto slitta sulle sue debolezze: Mancini si arrabbia, a torto o a ragione, con il medico e lui entra in tackle pesante sull’allenatore, fingendo di metter pace.
Raccontano a Madrid e Milano che Capello abbia ristabilito i contatti telefonici con Moratti. Mancini lo ha saputo. Oggi l’Inter è una quasi invincibile armata, ma suvvia ragazzi non vorrete rovinare l’opera. La gente interista che da tanto attende e tanto si attende, non lo potrebbe perdonare a nessuno dei due. Mancini si sarebbe immaginato un passo avanti da Moratti, anche se da tempo ha posto il limite all’attesa, dettata da scaramanzia di entrambi e dalla logica: dopo il derby deciderà se firmare o ascoltare proposte alternative, in particolare dall’Inghilterra.
L’allenatore conosce l’irrefrenabile attivismo del padrone quando si parla di allenatori. Si sente un uomo record avendo resistito sulla panchina per tre anni, ce ne vorrebbe stare almeno altri tre, con un incarico più ampio. Tutte cose che Moratti ha concesso, anche se non cede sul problema posto dai rapporti con il medico. Mancini si fida più del suo fisioterapista. Non sarà il problema di un medico che rovinerà un’accoppiata di (possibile) successo. Moratti, ai tempi di Vieri e Lippi, ha impiegato poco a liquidare il dottor Volpi, che pure era bravo. Dunque?
Solite turbolenze di casa Inter, che nei rapporti interni non è mai stata un convento di francescani. Moratti è un padrone che non sa dire di no e anche stavolta potrebbe dire «sì» al tecnico per pentirsene dopo qualche tempo. Mancini è ancora giovane, preferisce lavorare piuttosto che starsene a guardare la Tv, pur con un bel mensile in tasca. Conosce usi e costumi del presidente: val la pena rischiare l’impensabile (tre anni all’Inter senza esser cacciato) o meglio salutare in contropiede? Beato chi ci prende. Ma per ora rischia solo l’Inter.