Mancini, nuvoloni sull’Inter «Samuel non è ancora pronto»

«In Ucraina sarà dura e l’argentino è imballato» Fiducia a Cordoba e Materazzi

Alessandra Marbelli

In vista del primo impegno che conta, l'andata del turno preliminare di Champions league, mercoledì contro lo Shakhtar Donetsk in Ucraina, Roberto Mancini sfoglia la margherita delle possibili soluzioni tattiche e scopre che qualche petalo non è ancora così bello come sperava. Prendi Samuel, ad esempio. Arrivato in tempo utile per essere iscritto nelle liste Uefa (al contrario di Figo, per il quale se ne riparlerà a settembre, qualificazione permettendo), l'argentino dagli occhi color del cielo è, per sua stessa ammissione, in ritardo di condizione e l'amichevole di sabato a Lecco lo ha confermato. Non a caso, la coppia centrale titolare era formata da Cordoba (superata la distorsione alla caviglia rimediata nell'ultima amichevole in Alto Adige) e Materazzi (Mihajlovic è assente giustificato per una botta al ginocchio): come dire, la sicurezza della tradizione.
Che l'ex galactico possa saltare anche la sfida in Ucraina è molto più che una sensazione. Sentite Mancini: «Samuel sta abbastanza bene, ma è molto indietro rispetto agli altri. Per mercoledì, vediamo come si sentirà, nel caso può andare in panchina». La linea difensiva si completa con Javier Zanetti e Favalli, in vantaggio sul più offensivo Wome, in virtù della delicatezza dell'incontro: «Contro lo Shakhtar siamo attesi da una gara difficile, anzi molto difficile». Del resto, la formazione ucraina è reduce da un cinque-su-cinque (intese come vittorie in campionato, visto che da loro la stagione è già iniziata) davvero poco confortante per le speranze nerazzurre. Speranze nerazzurre legate all'eccezionale stato di forma di Martins, almeno una spanna avanti ad Adriano, sebbene il brasiliano sia in costante miglioramento: per questo motivo, appare perlomeno improbabile che in Ucraina Mancini possa scegliere il 4-2-3-1 come modulo di gioco, sacrificando così un attaccante in luogo di un centrocampista, magari con Ze Maria a fare le veci di Figo, per il quale il realtà il siffatto schema è stato pensato, anche se il tecnico ne rivendica la primogenitura. «Stiamo lavorando da tempo sul centrocampo a cinque e lo avevo già provato prima, indipendentemente dall'arrivo di Figo. Lui è un grande giocatore e tutti conoscono le sue caratteristiche, ma stando con lui tutti i giorni si può scoprire qualcosa di nuovo».
Nell'attesa, bisogna pensare all’eurotrasferta e all'undici da opporre alla squadra di Lucescu. Preso atto, magari, che qualcuno dei nuovi non è proprio al massimo: «Solari è un po' imballato - ha riconosciuto l'allenatore -, perché ha cambiato preparazione rispetto al Real Madrid. Ma, in generale, quelli che hanno fatto la tournée in Inghilterra sono più pronti degli altri, perché hanno giocato partite vere e per quanto riguarda la formazione, non ho molti dubbi». Sostanzialmente, un paio: portiere e assetto del centrocampo. Nel primo caso, Julio Cesar ha già una mano e mezza sul palo della porta di Donetsk. Merito della costanza di rendimento dimostrata in ritiro e della buona impressione suscitata sia nelle amichevoli inglesi che col Lecco (era titolare). E se due indizi non vi bastano, ecco la prova. Che arriva per bocca dello stesso Mancini: «Julio Cesar è molto forte, lo sapevamo e in Inghilterra lo ha dimostrato. Ma vedendolo dal vivo e in partita, lo sembra ancora di più».
Per il centrocampo, la scelta più logica sembra il 4-4-2: da decidere se nel modello classico o con il rombo, a seconda degli uomini. Che poi sono quasi contati, perché con Solari in difetto di forma, Kily Gonzalez in recupero ma non ancora pronto e Van der Meyde ormai fuori dai giochi, restano Veron, Cambiasso, Zanettino, Pizarro, Stankovic e Ze Maria (volendogli dare una possibilità nel ruolo che predilige e nel quale rende sicuramente di più). Sei uomini per quattro maglie: Mancini sfoglia la margherita e si accorge che dall'anno scorso le cose non sono poi così cambiate.