Mancini: "Oggi il Liverpool si chiama Reggina"

Tutti pensano alle celebrazioni per il centenario e all’Europa, il tecnico nerazzurro riporta la testa sull’anticipo di campionato: "Dobbiamo tornare a fare 3 punti. Poi un giorno l’Inter vincerà la Champions. E non una volta sola..."

Appiano Gentile - Roberto Mancini si è presentato con la faccia furba e riposata, per quattro giorni non si è parlato di Inter e la cura gli ha fatto bene. Poi a un certo punto ha assicurato che tutte le energie sono rivolte alla partita di oggi con la Reggina. Se avesse detto che erano rivolte alle feste del Centenario del club, sarebbe stato più credibile. Non è facile tenere giù il rosso Liverpool e al Mancio sul più bello gli scappa la dichiarazione di guerra: «L’Inter un giorno arriverà a giocarsi la finale di Champions, e magari lo farà per due o tre volte consecutivamente. È solo una questione di tempo».

Non detta scadenze e non si mette fretta, giura di aver avuto l’Inter sempre con sé e che sono i risultati a decidere la lunghezza di un contratto, tutto vero. Tanto gli è già arrivata voce che in mattinata Massimo Moratti, parlando a 1500 delegati di Inter club di tutta Italia, ha dichiarato che mai lo lascerà in mezzo a una strada. Il presidente ha una sola parola e poi esiste un minimo di riconoscenza anche nel calcio, sebbene sia sempre molto difficile scovarla. Prima o poi vedrete l’Inter in una finale di Champions, intanto c’è il Liverpool: «In una competizione dove tutte le partite sono difficili, come dimostra l’eliminazione del Milan. Se poi affronti la tua avversaria nel suo miglior momento di forma, allora le cose si complicano ulteriormente».

Chissà cosa voleva far capire, che l’Inter non sia al top lo sanno molto bene anche gli inglesi. Chivu comunque con la Reggina è squalificato, il romeno ieri ha svolto tutto l’allenamento, più potenziamento aerobico supplementare: «La spalla gli dà dolore, poi correndo si muove - ha precisato il tecnico -. Ma secondo me ce la potrebbe fare per martedì sera». La storia è nota, il Mancio spinge per il campo come miglior effetto placebo sui claudicanti, il fatto è che spesso sono proprio loro i primi a deluderlo.

Ma c’è emergenza, anche se il grande progetto della vigilia sembra quello di non parlarne: «Cruz, Ibrahimovic, Stankovic e Cambiasso stanno bene. Ibra è pronto ma non gioca da quindici giorni. Vediamo, non ci va di passare per sfortunati, non è il numero degli indisponibili che mi preoccupa ma la loro gravità, qui c’è gente che resta fuori 5 o 6 mesi, irrecuperabile per il resto della stagione. Probabilmente alcuni che giocheranno contro il Liverpool, con la Reggina andranno in panchina. Penso di ricorrere a qualche Primavera. Maxwell? Non ha ancora iniziato a correre, non è pronto per la Reggina e non lo sarà neppure per il Liverpool». Altra croce.
Ma l’atmosfera è distesa, poca gente, poche domande, lui che fiuta la polemica lontano miglia e sorride senza rispondere, c’è perfino spazio per parlare del suo babbo falegname. Insomma una bella vigilia: «Dovremmo fare come i club inglesi - spiega -. La qualificazione di Arsenal, Chelsea e Manchester United non è dovuta a episodi fortunati o a concentrazione particolare nelle competizioni europee. In realtà loro non fanno mai drammi, se perdono non cambiano l’allenatore, lo staff medico o mezza rosa di giocatori. Giocano una partita di coppa europea in tranquillità perché per loro non è la cosa più importante che esista sulla terra».

Chi non lo conosce potrebbe pensare che il Mancio stia mettendo le braccia avanti.
Ma prima c’è la Reggina, ricorda all’improvviso: «Che ha cambiato l’allenatore quindi avrà maggiori motivazioni. Noi poi non abbiamo più undici o dodici punti di vantaggio».
Cosa ci sia sotto la pelle è evidente, in quattro giorni l’Inter si gioca sette mesi di campionato trascorso da leader, e la quarta uscita a testa bassa dall’Europa. Ma se viene fuori da questa buca anche gli infermi salteranno giù dal letto, è la vittoria il vero effetto placebo.