Mancini ora si pente: "Non lo rifarei..."

Il tecnico nerazzurro si confessa in tv: "Non era assolutamente premeditato, allenare l’Inter è la cosa più bella". E a Moratti: "Ogni tanto un tecnico ha bisogno di sapere se la fiducia è sempre la stessa"

Milano - Arriva a Cologno Monzese negli studi di Sky quando il sole è già tramontato, sembra quasi voglia nascondersi, nemmeno avesse qualcosa da farsi perdonare. Lo rassicurano il sorriso aperto del «gemello» Vialli e di Pablito Rossi che, con un grande abbraccio, lo mettono subito a suo agio. Le telecamere di «Attenti a quei due» lo inquadrano e Roberto Mancini si scioglie e l’espressione dura e sofferente del dopo Liverpool non appare che un lontano, brutto ricordo. Però recita il mea culpa: «Uno accumula tanti pensieri e poi, magari sbagliando, possono uscire cose che, a pensarci bene, non si direbbero. Le mie dichiarazioni di martedì non le rifarei proprio, perché all’Inter ci tengo e credo che la soluzione più bella sia proprio quella di rimanere all’Inter».

Vialli sorride e al sodale dei bei tempi della Samp tende la mano. «La mia non è stata una scelta premeditata», continua Mancini. «È venuta così perché in quel particolare momento lo stato d’animo era così. La sconfitta è stata un’amarezza in più, per come era andata la partita, perché avevamo avuto le occasioni, per non poter concludere in undici col Liverpool per la seconda volta consecutiva».

Inevitabile la domanda sui cambi contestati e il Mancio risponde secco: «Non mi interessa. Un allenatore fa le scelte e crede che la squadra iniziale sia la migliore e quelli che sono in panchina sono lì apposta per far cambiare la gara e dare una mano». Figo servito di barba e capelli. Ma Vialli mette il dito nella piaga: l’addio e Mancini spiega: «Nessuno lo sapeva. Quello che mi ha fatto cambiare idea è l’aver parlato col presidente Moratti. Credo che un allenatore dopo un po’ di tempo abbia necessità di sentire se la fiducia è sempre la stessa. Capire se era tutto come prima. Bene ho fatto a parlare con Moratti».

E ora gli obiettivi? «Sono sempre quelli: campionato, Champions e coppa Italia. Ma come si fa a dare la precedenza all’Europa? Negli ultimi due anni arriviamo all’inizio di febbraio con un sacco di problemi fisici. Però purtroppo in Italia se la squadra vince, l’allenatore è bravo, altrimenti...». Qualcuno ha ipotizzato la fine di un ciclo, ma Mancini ci ride su: «Ci sono tante società importanti che hanno 100 anni di storia e hanno vinto la Champions due volte, una manifestazione affascinante proprio perché è difficile da vincere, altrimenti la vincerebbero tutti, tutti gli anni. All’inizio ci sono 32 squadre, una la vince, 31 non credo che siano squadre di brocchi. Siamo stati sfortunati nel passato ma questa volta abbiamo incontrato un grande Liverpool».

Il domani però non è cambiato, il futuro, nerazzurro, è sempre quello: «Rimango all’Inter per vincere il campionato, per continuare a vincere e credo che l’Inter in questo momento sia una delle squadre più forti. E, ad essere sincero, se dovessi essere il presidente dell’Inter, penserei a cambiare allenatore tra quattro anni». Le voci su Mourinho e l’Inghilterra lo fanno sorridere: «Il portoghese è un grande allenatore e non avrà difficoltà a trovare una squadra.

Quanto all’Inghilterra, i team sono molto forti, mi ha impressionato l’Arsenal. Ma sono anni così, certe volte vanno avanti gli inglesi, altri anni le italiane e gli spagnoli. E io in Inghilterra andrò ad allenare tra quattro anni».

Uno sguardo alla Roma: «La Champions le porterà via energie, questo è sicuro. Comunque noi abbiamo uno spogliatoio unito e oggi il rapporto con i medici è un po’ cambiato». Un giocatore che Mancini vorrebbe? «Messi mi piace, ma anche Cristiano Ronaldo».