Mancini provoca: "Sembrano il Barça. Ma Ibra è con noi"

L'allenatore dell'Inter: "Penso a giocare, non alla pace con Spalletti". Collina manda Rizzoli, come un anno fa

nostro inviato ad Appiano Gentile

Collina ha messo tutto l’impegno. L’Inter non potrà lamentarsi. Arbitro Rizzoli, ovvero quello che l’anno passato diresse la stessa partita: risultato 1-0 per l’Inter e primo decisivo scossone al campionato. Una sorta di portafortuna, l’arbitro del buon ricordo. Idea da far innervosire perfino Galliani che, in questo momento, poco gradisce le pensate del designatore e dei suoi allievi. Il resto toccherà agli interessati. Vista contro la Sampdoria, l’Inter sembrava una squadra. Vista contro il Fenerbahçe, solo una brancaleonesca armata. Stavolta Mancini e Moratti potranno cominciare a tirare le prime somme. «Andiamo per vincere», dice il tecnico, ma sarebbe stupefacente dicesse il contrario. In realtà a Roma, e intorno alla partita con la Roma, potrebbe girare tutta la stagione nerazzurra.
L’allenatore stavolta ha tenuto profilo basso. Annacquata la polemica con Spalletti, evitando perfino le domande spiritose (Porterà i fazzoletti a Spalletti? E lui: «Pensiamo alla partita che è più importante»), Mancini rischia di entrare in una sorta di tritatutto se la squadra infilerà la quarta sconfitta sulle ultime cinque partite giocate contro la Roma, l’ultima poco più di un mese fa in Supercoppa. Mancini non è tipo amato e Spalletti gode di miglior stampa, nonostante non sia proprio il simpaticone che i suoi fans (e non si parla di tifosi comuni) vogliono far apparire. Roma e Inter, per il vero, negli ultimi due anni hanno giocato partite (dieci) mai banali e i risultati (4 vittorie a testa e due pari) ne sono stati una conseguenza, non hanno mai fatto annoiare e nemmeno mancare le polemiche. Il godimento calcistico, ed extracalcistico, è assicurato. Il tecnico nerazzurro non ama sentir ricordare il trend negativo delle ultime volte ed, allora, ha cercato di anestetizzare l’attesa di una caduta (il destino di chi vince e diventa antipatico) ricordando l’essere dell’Inter («Siamo campioni d’Italia») e quanto ha detto la scorsa stagione. «Avendo vinto lo scudetto con 21 punti di vantaggio, non credo si debba dimostrare qualcosa di diverso, se non quello che abbiamo fatto e che siamo capaci di fare». Conclusione: «Si può anche perdere, ci può stare tutto». Meglio stare sulla difensiva. Seppur si tratti di idea contro natura.
Due squadre aggrappate ai loro totem: c’è Totti, reuccio ancien regime, e c’è Ibrahimovic, asso nouvelle vague. Quel tipo di giocatori che piacciono a Mancini. E la spiegazione incorona i due personaggi: «Non si può che parlar bene di Totti, un grande giocatore che ha fatto cose eccellenti. In queste partite il colpo del campione fa sempre la differenza. Ma Ibra è più giovane ed ha margini di miglioramento. Totti è su quel livello da anni ed ora ha cambiato ruolo».
Nelle piccole scaramucce di vigilia entra la tattica subdola, di tipo psicologico. Mancini che dice tutto il bene possibile di Spalletti e della sua squadra. Sapendo che il romanista, di solito, si aggrappa a tutto il ferro sotto mano. E il divertimento si fa più intenso, buttando lì il paragone che fa fragore. «La Roma? Gioca bene, mi piace vederla perchè ha gente tecnica e veloce. Come il Barcellona: ci sono uomini che fanno girare velocemente la palla, rapidi. Però mi piace anche l’Inter: due squadre possono piacere pur con calciatori e gioco diversi». La sua prima Inter, ha ricordato, era quella esteticamente bella perchè aveva uomini simili a quelli della Roma. Oggi è un’altra storia. Ci sono i corazzieri. Anche se stavolta ne mancheranno tanti. «Assenze importanti per noi e loro: un peccato, queste partite meritano i giocatori migliori».
L’Inter ha uomini contati in difesa (la disciplinare ha confermato 3 giornate a Maicon). «Non rischio Chivu, lo tengo per la Champions. Per fortuna abbiamo uno come Zanetti, straordinario in tutto». Invece Mancini può divertirsi con gli attaccanti. Accanto al piede d’oro della compagnia («Ibra è un po’ stanco»), stavolta potrebbe finirci Adriano: contro una squadra tutto sprint e guizzi serve una carica di bufali dai piedi dignitosamente buoni. Altrimenti largo a «Speedy Gonzalez» Suazo, uno che corre tanto ma tira peggio.