Mancini è quello di Lione ma fa slalom pure alla Roma

Il doppio passo del brasiliano ha piegato l’Atalanta, però la fuga all’estero è ormai certezza: «Bado solo ai miei interessi»

Bergamo - Amantino è fatto così, gioca sulle uova, come si dice per spiegare la corsa di uno con i piedi poco piantati per terra. Poi sbaglia quelli facili e s'inventa quelli difficili. Ieri è riuscito a farsi maledire dal compatriota Taddei che da una parte all'altra della fascia gli ha servito due palloni colorati e lo ha pure spedito a quel paese. Totti, che con lui ci ha litigato in passato e non gli ha parlato per mesi, è altra categoria, ma ieri il Mancini della Roma ha deciso gli umori della sua squadra. Pessimi nella prima mezz'ora quando ha fallito le occasioni create da Taddei al 12' e al 27' del primo tempo, miracolo di Coppola e piattone alto, ma poi eccitatissimi quando allo scadere del primo tempo si è impadronito del pallone in piena area, ha lanciato una macumba con doppio passo e destro devastante a seguire. È stato il gol del sorpasso sull'Atalanta, dei tre punti, della Roma che risponde ai marziani dell'Inter e stacca la Juventus. Spalletti lo ha poi sostituito a quattro minuti dalla fine con il connazionale Cicinho, giusto per mantenere le tradizioni, ma il secondo tempo del brasiliano era ormai acqua sporca, accademia, al massimo un paio di corner guadagnati d'astuzia. La Roma non vuole farlo intendere, ma il brasiliano che parte verso Lione o Manchester monetizza e lascia un vuoto che il probabile arrivo di Di Natale non può sopperire. Giocatori e gioco troppo diversi. Dopo la sua rete la gente in tribuna si chiedeva che voto potesse valere in pagella il brasiliano, tentando una somma fra i gol sbagliati e quello realizzato. Ha sbagliato ma c'era, anche questo è un merito, la rete al 45' lo ha poi salvato definitivamente.
Che non sia felicissimo, al di là di ogni frase di circostanza, è palese: parla pochissimo in campo, evita di lamentarsi e non risponde alle urla dei compagni. Ieri ha testardamente tenuto e poi calciato un pallone al limite dell'area bergamasca con tre compagni liberi e De Rossi praticamente dentro l'area. Gli sono arrivati un paio di mattoni in testa e qualcosa di verbalmente più pesante ma ha tirato su il naso, si è voltato e ha finto di correre verso il centrocampo. Ha giurato di non aver avuto alcuna lite con la signora Sensi ma non gli garba il tetto ingaggi di 2,5 milioni a stagione imposto alla società. Vuole guadagnare come Totti anche se non è Totti perché sa che c'è qualcuno disposto a darglieli.
E nessuno può biasimarlo: «Non sono in guerra con la società, ma ognuno bada ai propri interessi - ha detto -. Vediamo, se resto sono contento». Difficile quanto il tentativo di Del Neri che nel secondo tempo ha fatto entrare Muslimovic per raddrizzare la torta che si era inclinata dalla parte giallorossa. Qualcosa gli è riuscito ma nel frattempo la Roma è stata fermata quattro volte in fuori gioco millimetrico e in due occasioni è anche andata in gol. L'arbitro fischia, ma psicologicamente sono mazzate. La facilità con cui, palla a terra, Totti e compagni entravano nelle righe difensive dell'Atalanta era un piacere, pare poi che la rete annullata a Perrotta al 17' del secondo tempo, fosse anche valida.