Mancini: «Ronie? Non era una bandiera dell’Inter»

Il tecnico: «Io nella Samp sono stato 15 anni, mentre lui, in fondo, ha giocato poco». E apre a Cassano: «Ci sarà tempo per vederlo»

nostro inviato a Appiano Gentile

Avesse detto che lo stuzzica affrontare prima o poi il Milan con Ronaldo in campo, non avrebbe dichiarato niente di atomico ma almeno avrebbe dato un titolo. Roberto Mancini blindato come una camionetta ha buttato appena lì: «Indipendentemente dall’avversaria (e Mancini alle 13 di ieri mattina non poteva conoscerla), l’unica cosa bella di questa finale di coppa Italia, è che avremo due stadi esauriti», nel senso del pienone, ma anche nell’altro senso, avrebbe potuto aggiungere, perché affrontare l’Inter oggi è da esaurimento. Ha solo aggiunto che: «Ronaldo resta un grande giocatore ma impossibile da valutare, almeno per me. Alla sua età può ancora dare molto ma non ci si può limitare agli spezzoni di un filmato per giudicarlo, comunque la classe si vede». Detto con giusta ritrosia perché parlare di un calciatore di un’altra squadra è sempre seccante, se poi si tratta di Ronie lo è ancora di più. Ma le domande sul brasiliano sono fioccate e Mancini non ha potuto esimersi dal rispondere: «Traditore? Se anch’io mi sarei comportato così? Io al Genoa? Ronaldo all’Inter è stato un giocatore importante, ma non ha giocato molto. Io alla Samp ci sono rimasto 15 anni, è diverso. Lui ha salutato tutti gli allenatori tranne uno? E io che cosa c’entro?». Molto asciutto, il Mancio.
Altra cosa interessante è stato un siparietto sul suo rapporto con il presidente: «Mi dite che Moratti finalmente vince perché si è messo completamente nelle mani del suo allenatore? A me non sembra, comunque sono passati tre anni e per fare un buon lavoro ci vuole tempo. Anche se con campionati regolari ci sarebbe voluto meno tempo. Che cosa significa campionati regolari? Ha un solo significato».
Si è parlato più della Roma che della Samp, anche perché: «È difficile che riescano a ribaltare il risultato dell’andata. E anche per la Roma sarà ancora più difficile se non riesce a batterci domenica. Noi non regaliamo niente né alla Samp, né alla Roma e non temo alcun calo fisico o di rendimento della squadra. Non siamo appagati, i record varranno solo se otterremo il risultato finale e per ora l’Inter dei record di Trapattoni ci è superiore proprio perché il risultato finale lo ha ottenuto».
Comunque c’è ancora la Samp, Recoba va in panchina, Cruz gioca dall’inizio, ci sarà la squadra che ne ha picchiati dentro tre a Marassi con un pensiero al barese: «Cassano? Ci sarà tempo per vederlo... chi lo sa...». Ha detto Mancini mentre già se ne stava andando.