Mancini scopre il segreto «Più bravi? No, più belli»

Il tecnico ironizza sulle differenze con la Roma: questione di fisico Risponde a Recoba: «Tutti sanno che ho basato la mia carriera sulla fortuna». Sul Milan: «Non credo che i suoi giocatori tifino per noi»

nostro inviato

ad Appiano Gentile

C’è Recoba, ma provoca emozione solo a Moratti e a qualche nostalgico. Ci sono cinque partite alla conclusione del girone d’andata ed è proprio su quella magnifica cinquina che l’Inter sta tenendo la barra. Mancini vorrebbe arrivarci facendo il pieno o almeno concedersi un pareggio e non molto d’altro. Nel frattempo vedere cosa combina la Roma. Da qui alla fine del girone d’andata, Inter e Roma saranno come due giocatori di poker che cercano di scoprire il bluff dell’avversario. Dove sta la diversità, scontro diretto a parte?. Risposta, col sorriso, di Mancini: «Siamo più belli...». Risposta seria: «La differenza è a livello tattico e fisico. Noi più potenti, loro più agili. Comunque due squadre forti. Vedremo chi reggerà di più».
Tutto lo svolazzare di incensi, tutto il suonar di fanfare che invitano l’Inter a seguir il sogno dell’invincibilità è musichetta stridente alle orecchie del tecnico. L’Inter è forte, ma è meglio non esagerare con l’autostima. Soprattutto ora che si parla del superiority complex di tutto il mondo nerazzurro, squadre minori comprese (ma ieri nel derby Primavera è finita 0-0, primo pari dei ragazzini). Mancini serve il suggerimento che fa rima con il suo carattere: «Non abbassiamo la guardia. Serve alta concentrazione soprattutto quando le avversarie sembrano deboli». Idea che ripete spesso anche a Moratti. Ieri lo preoccupavano anche gli infortuni (pure Maxwell non sta bene), solito leit motiv. «Non posso rischiare che qualcuno si faccia male, siamo contati pure per la Champions». Dunque, ha concluso, se possibile meglio risparmiare Materazzi ed anche Jimenez. Sottinteso: serve troppo tempo per far guarire i malati. Per esempio, Cesar è pronto al rientro dopo 15 giorni, eppure non ha avuto male tanto diverso da quello di Vieira. Ma si è curato solo con il fisioterapista.
Se non ci fosse di mezzo Recoba, ma forse è peggio l’altro ex (Ventola), Inter-Torino sarebbe match da una stella di gradimento. Il Chino ha cercato di stimolare l’ambiente dicendo che Mancini ha basato il suo successo sulla fortuna. Invece il tecnico è stato molto inglese, con tanto di ironia. «Recoba non ha detto niente di offensivo. Ho sempre sostenuto che è un grande talento. Lo pensano tutti. E tutti sanno che ho basato il mio passato di giocatore e allenatore sulla fortuna. Serve anche quella». Ironia replicata, o forse no, su Ronaldinho: «Magari ha già firmato per l’Inter. Chi lo sa?».
Vialli gli ha fatto il controcanto, dicendo: Mancini è sottovalutato. E lui ha ringraziato l’amico e s’è rintanato nella battuta. «Ma io sono felice di essere all’Inter e di esser primo. Del resto con quello che dico contro tutti, è difficile essere lodato». Segue dimostrazione immediata quando parla del Milan. Con l’anima di un Prisco. Gli chiedono: tiferà Milan? La risposta non è diplomatica. «Non credo che i giocatori del Milan tifino Inter. Però non farò il tifo perché una squadra perda. Non l’ho mai fatto. Mi gusterò la partita. Il Milan ha tanti giocatori bravi». E chi vuol intendere, intenda.