Mancini: "Sempre tre punte voglio coppa e scudetto"

Il tecnico si confessa nel ritiro dell'Inter: "In Champions però basta un niente per uscire. Siamo ancora più forti dell'anno scorso. Suazo può darci qualcosa che ci è mancato"

Riscone - In ritiro ci sono anche i genitori: papà e mamma di Mancini. E il figlio solleva gli urletti dei tifosi. Lontani i tempi del dubbio e delle perplessità. Il tecnico s’è guadagnato gli onori sul campo. Ora il mondo Inter gli appartiene di più, anche se, di tanto in tanto, fra lui e Moratti c’è qualche soffio in controtendenza. Mancini spera ancora in Chivu. Moratti dice: «Lasciamo perdere». Mancini congeda Recoba e Moratti, che ha deciso di lasciarlo andare anche ad una squadra italiana, puntualizza con un pizzico di stizza. «Di fatto sono io che devo congedarlo». Botta e risposta di ieri tra una convention e un meeting, tra un training ed uno stretching. Moratti è andato a pranzo con la squadra, Mancini ha pensato a torchiarla. Disteso, sicuro, con la faccia di un vacanziero reduce dal sole di Sardegna, l’allenatore ha aperto il libro di questa stagione.

Nella voglia di tutti l’idea di rifarsi in Champions. Ed allora avanti con la musica. O con le stecche. Domani dovrebbero comparire Jimenez e Rivas. Il tirar di conto comincia dalla rosa e dall’idea di cambiare qualcosa nel gioco e in attacco. «La rosa è molto più forte, ancora più dell’anno scorso. Veniamo da una stagione straordinaria e siamo partiti con gli stessi obiettivi: vincere campionato e Champions. Ma in coppa basta niente per sbagliare. Guardate il Barcellona: per me era la più forte d’Europa e non ha vinto nulla».

In campionato ci sarà la Juve: sarebbe più gustoso vincere?
«Abbiamo vinto l’anno scorso e speriamo di rivincere, non tanto perché c’è la Juve ma perché è importante vincere».

L’anno passato l’Inter aveva il dovere di vincere. Quest’anno sarà più complicato, volete dimostrare qualcosa?
«Noi dobbiamo sempre dimostrare qualcosa in più rispetto agli altri. Ma le cose complicate sono le più belle da risolvere. Eppoi nei momenti difficili ognuno tira fuori qualcosa di bello che ha dentro».

Ci sono un po’ troppi veleni fra voi e la Juve...
«A me sembra ci sia più rispetto. La polemica è sale e ci vuole. Conta che il resto rimanga nella normalità».

Juve-Inter rischia di essere troppo caricata...
«Sì, quella settimana verrà caricata un po’. La rivalità sarà sul campo. Non credo sia così normale tutto quanto successo e accaduto un anno fa. Ora tutto è tornato come prima. La rivalità deve essere solo sportiva, com’è tra i due club da quando esiste il calcio».

Invece cambierà l’Inter sul campo?
«È difficile migliorare la squadra dopo una grande stagione. Abbiamo preso giocatori che potranno essere utili anche nei momenti di difficoltà, come a Valencia».

Mihajlovic dice che farete una squadra ancora più offensiva...
«È la nostra mentalità. Abbiamo preso Suazo, un giocatore diverso da quelli che avevamo: ci può dare qualcosa mancato l’anno scorso. Ma giocare nell’Inter non è semplice per nessuno: bisogna avere personalità e forza d’animo nei momenti difficili. Vale per tutti».

L’aiuterà a cambiare qualcosa?
«Il punto di partenza è il modulo a rombo. Poi chissà! Suazo può giocare a destra o sinistra, può essere esterno: tre punte potrebbero giocare con più continuità rispetto al passato».

I trequartisti non cambiano? Ibra potrebbe esserlo...
«Difficile, Ibra gioca da punta. Stankovic è il trequartista di base, poi c’è Figo. Jimenez è un giovane di 22 anni in cui credo molto: dipende da lui, ha qualità tecniche superiori alla norma. Come Figo, può essere mezza punta o esterno».

Figo dovrà aver pazienza e giocare meno...
«L’età passa per tutti. Anch’io mi sono trovato nella sua situazione. Non è facile accettarla. Non ci si può permettere di giocare sempre. Luis lo sa e ha accettato».

Chivu non arriverà...
«Un tecnico spera sempre di rinforzare la squadra con bravi giocatori. Anche se capisco il presidente che si è stancato. Chivu, fra l’altro, ricopre tre ruoli».

Ha provato a telefonare al rumeno?
Sorride: «No, ho chiamato solo Nedved».

È una battuta?
«No. Siamo amici dai tempi della Lazio e gli ho chiesto informazioni su Kovac. Poi, avendo letto quel che si diceva sui giornali, gli ho chiesto se voleva smettere o andarsene. È stata una telefonata personale, nulla a che fare con quanto è stato scritto».

Siete indietro nella corsa per Pato...
«Lo seguiamo da due anni, da quando pochi lo conoscevano. È un ragazzo giovane e intelligente, capisce che spostarsi da casa potrebbe creargli difficoltà. Però sa che all’Inter sarebbe in famiglia e potrebbe diventarne una grande stella».

Avete sei punte, problemi?
«I problemi sono per loro, non per me. Ma bisogna valutare la situazione di Recoba. Per rispetto nei suoi confronti credo sia arrivato il momento di trovare una squadra nella quale possa giocare con continuità. Il tempo passa in fretta».

Adriano ringrazia per le sgridate del passato...
«Non deve ringraziare: io l’ho lasciato fuori. Lui sa che ho stima e mi arrabbio perché non capisco come faccia a buttarsi via in quel modo».

Anche Mancini ha esagerato da giovane...
«Un attimo! Io non uscivo alla sera e non sono mai tornato a casa alle sei del mattino. Adriano può farcela a tornare grande, se farà vita da atleta. Sennò non mi ringrazierà».

Moratti spera che anche Mancini migliori: nel gestire le partite di Champions...
«Per questo dico che le partite di Valencia e Villarreal possono essere utili: per migliorare. Ma da fuori è facile parlare, quando si è lì tutto è più difficile».

Sarà un’Inter sempre meno italiana...
«Vero, ma abbiamo provato a prendere gli italiani. Ci tenevo anch’io, ma quelli bravi non ce li danno. Cassano? Per prendere un giocatore bisogna essere tutti d’accordo».