Mancini si rifà la chioma a porte chiuse

Roberto Mancini, torni alla Samp? «Come calciatore?». Anche, tutti ti aspettano.
Roberto Mancini è in vena di scherzi. Ieri, lunedì, nonostante i coiffeurs genovesi fossero chiusi, lui ha passato tre ore dal suo amico Nino Manzillo.
Uno che firma le teste migliori d’Italia. Per anni è andato a Milano, alla sede dell’Inter per sistemare la chioma di Roberto. Il cui unico pensiero, appena arrivato allo stadio, è stato quello di fissare l’appuntamento con Manzillo. Poi qualche battuta col vecchio cronista.
Che fai tutto il giorno, Mancio?
«Vivo a Milano, ma giro, giro... ho tante cose da fare».
La tua Inter ha vinto tre a uno. Che ne dici?
«Non dico».
E questa tua Sampdoria? Come l’hai vista?
«Un campo brutto, brutto non era facile giocare».
Cassano?
«Con la palla fa quello vuole, purtroppo è uno solo».
È da Nazionale?
«Chiedetelo a Lippi. Io l’ho visto molto in forma. È un piacere vederlo giocare».
L’avresti voluto nella tua Inter?
«Non è più mia...»
Mancini arriva con un codazzo di «guardie del corpo» notevole: a cominciare dal suo «procuratore» Giorgio De Giorgis («Lasciatemelo stare, mi raccomando»), poi Arnuzzo col qualche ha confabulato tutta la partita.
Lo ha accolto, con tutti gli onori, Alberto Marangon (maestro di accoglienza: ma a proposito perché non accoglie anche i giornalisti in una «sala» bella e adeguata e non in un ghetto sporco e squallido?) che lo ha accompagnato al posto. Applausi, autografi, sorrisi. Mancini era molto contento.
Dove andrà questa Samp?
«Io penso lontano, ha un bel gioco, certo con questi campi non si può esprimersi».
Ribadisco Roberto, quando potresti tornare ancora alla Samp?
«Ribadisco, amico, come giocatore sempre...»
Oggi Mancini (e questa è la ragione seria del suo arrivo a Genova) parteciperà ai funerali della mamma di Beppe Costa, uno sei suoi più cari amici.