Mancini: "Torno all’Inter... ma soltanto se mi obbligano"

Dopo il lungo silenzio l’ex tecnico nerazzurro in tv con la Bignardi: &quot;Se richiamato sarei costretto. Nel calcio mai dire mai...&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=337859">E Moratti parla solo con Zanetti</a></strong>

Milano - E adesso parlo io. Dopo quasi un anno di silenzio, Roberto Mancini torna davanti alle telecamere e, pungolato dalle domande di Daria Bignardi nel talk-show “L’Era glaciale”, racconta a ruota libera la sua nuova vita di disoccupato: da Moratti a Mourinho, dai figli a Berlusconi, dai giornalisti alle intercettazioni col pregiudicato Domenico Brescia.

Pronti via, e l’argomento è subito l’Inter. «I giornali scrivono che sto per tornare all’Inter? – si chiede il Mancio -. Non leggo i giornali e comunque non è vero. Col presidente Moratti ci siamo visti per altre cose, ma non abbiamo parlato di questo». Chiaro il riferimento a una possibile rescissione consensuale del suo contratto, come ventilato nei giorni scorsi.

Timido e introverso, come lo stesso Mancio ammette di essere, risponde abilmente alle domande della Bignardi, condendo ogni risposta con un «non so…» iniziale. Mourinho? Non so…. Moratti? Non so… La Champions League? Non so… E anche quando gli viene domandato nuovamente se potrà mai tornare a sedere sulla panchina nerazzurra, il leit motiv è sempre lo stesso: «Non so… Se mi richiamassero? Ci dovrei andare sono obbligato, sono sotto contratto con loro… Ma l’Inter non ha bisogno di un allenatore. Poi nel calcio non bisogna mai dire mai…».

Più che con Moratti, con Mourinho o con l’Inter, Mancini se la prende con la stampa. «I giornali devono uscire tutti i giorni – incalza – ed è normale che qualcosa debbano scrivere. Il calcio parlato è peggiorato molto e si riempiono i giornali pur di fare notizia. Si cerca continuamente la polemica, di calcio alla fine si parla poco».
E di calcio si parlò poco anche la sera dopo l’eliminazione dalla Champions per mano del Liverpool, quando in conferenza stampa il Mancio si sfogò amaramente: «Credo che uscire non sia mai bello – spiega Mancini -. L’anno scorso perdemmo a Liverpool per un errore dell’arbitro che espulse Materazzi dopo pochi minuti: non credo che la nostra uscita non sia stata dignitosa». Perché quel duro sfogo? «Ci furono tanti motivi. Cercai di spostare un po’ l’attenzione: almeno non si parlò più del fatto che eravamo stati eliminati. C’erano cose che non andavano più bene, ma mai nessun problema con la squadra, né col presidente, anche se avrei voluto che fosse intervenuto a sistemare certe situazioni». E la voce si fa un po’ più tremante. È chiaro che l’eliminazione dalla Champions sia ancora il nervo scoperto del Mancio, e quando ricorda i giorni successivi alla conquista del suo terzo scudetto, il suo viso si rattrista un po’.

«Ero una persona umana: il mio errore è durato una notte. Poi dopo lo scudetto c’è stato l’esonero e l’Inter non scrisse un bel comunicato. Brutto, freddo. Chi l’ha fatto non è stato all’altezza della situazione. Si poteva benissimo lasciarsi tranquillamente d’amore e d’accordo».
Una delle accuse che più facilmente si presentano all’Inter, e qui non c’è Mancini o Mourinho che tenga, è che questa squadra potrebbe vincere con chiunque in panchina. «Ma io sono orgoglioso di aver cambiato la storia di questa squadra: non vinceva da vent’anni e con me sono arrivati 7 trofei».

Chiusura a raffica: Mourinho? «Non lo conosco. Da quello che posso vedere, fa il suo lavoro, ha cavalcato bene la tigre». Meglio Moratti presidente del Consiglio o Berlusconi allenatore del Milan? «Ma Berlusconi è già il tecnico del Milan…». Le intercettazioni con Brescia? «I giornalisti hanno scritto tante cattiverie, spero paghino tutti quanti». Come l’Inter potrebbe vincere la Champions? «Prima si parlava solo del campionato, ora si parla solo della Champions: magari togliendo un po’ di pressione…». E forse qualcuno in via Durini stava prendendo appunti…