Mancini vendeva i dossier su Putin e Provenzano

Secondo i Pm il funzionario del Sismi fornì ai complici informazioni segrete su armi batteriologiche, mafia e Al Qaida. L’inchiesta si estende anche al Sisde

Gianluigi Nuzzi

Dopo gli arresti di martedì, l’inchiesta sulla compravendita di informazioni riservate vira verso il Sisde. Con diversi funzionari già nel mirino della Procura per capire come mai alcuni loro fascicoli classificati (su «frequentazioni di movimenti eversivi» dell’estrema sinistra) sono finiti sul tavolo dell’allora capo sicurezza Telecom Giuliano Tavaroli. Ma i Pm studiano anche i primi 19 dossier del Sismi che Marco Mancini, il capo dell’area Centro Nord arrestato martedì, dal 2001 passava sottobanco a Tavaroli, dietro il pagamento di fatture per 300mila sterline pagate da Telecom all’intermediario Emanuele Cipriani. Report che affrontano vicende inquietanti. Si spazia dalle analisi su soggetti o intelligence di Iran, Irak, Giordania, Libano e Algeria (pagate 40 mila sterlina ciascuna). E poi su armi chimiche, la mafia turca e quella italiana. Altri dossier sulla produzione di agenti chimici e batteriologici, la corruzione politica e il traffico di clandestini dal Libano. Cipriani dice che li vendeva per impressionare il suo committente. Ma i Pm non ci credono. Scavano. E tornano alla domanda di sempre: perché Telecom pagava le fatture vistate da Tavaroli? Per l’accusa Mancini & C. guidavano «una formidabile macchina attraverso la quale esercitare pressioni ricattatorie e promuovere manovre occulte».
Provenzano e lo zoo
Si parte con il fascicolo sull’«Operazione Cestino 6» dove spunta il boss Bernardo Provenzano. L’investigatore privato Emanuele Cipriani (anche lui colpito martedì da misura cautelare), ha confessato di aver ricevuto le informazioni da Mancini per poi girarle al comune amico Giuliano Tavaroli, capo della sicurezza del gruppo telefonico. Nel dossier «Cestino» si riassumono le indagini su una «società (il nome è coperto da omissis, ndr) che viene utilizzata - si legge nell’informativa attribuita al Sismi dalla Procura e girata a Telecom - da un gruppo di criminali il cui “capo” risulterebbe essere un ex esponente di apparato pubblico di telecomunicazioni della “Prima Repubblica” -D.G.- in linea parentale con uno dei capi storici della mafia (B.P.). L’organizzazione avrebbe intenzione di costituire un parco marino nei pressi di Roma», finanziato con soldi riciclati.
I rubli e Putin
Si va in Urss con la pratica «Cipro 2», che riguarda una società costituita per la «distrazione di denaro per la corrente politica di Putin». «Omissis e Omissis risultano altresì facenti parte attualmente - si legge nel rapporto pagato da Telecom a Cipriani 9.840 sterline nell’ottobre del 2001 -degli organismi della sicurezza russa. È stato possibile appurare che il ministro della Difesa di Mosca (omissis) ha personalmente caldeggiato l’inserimento dei suddetti all’interno della (omissis) a seguito di accordi con l’omologo cinese. È certo che recentemente la (omissis) beneficia di svariati milioni di dollari dall’attuale governo russo; quindi è ipotizzabile pensare che la società attualmente sia stata data in gestione al ministero della Difesa russo al fine di ottenere due specifici risultato: a.) controllo della (omissis) da parte del Governo Putin; b.) distrazione denaro per la corrente politica di Putin».
Armi batteriologiche
Inquieta di sicuro «l’operazione Vietnam» eseguita su un soggetto ritenuto uno 007 militare, «collaboratore dell’ambasciata vietnamita a Roma per l’incarico di acquisire indicazioni di aziende compiacenti italiane operanti nel settore della proliferazione chimica e batteriologica». Gli investigatori stanno ora accertando perché Pirelli Pneumatici pagò 7.670 sterline alla Wcs di Cipriani per ottenere queste informazioni.
Afef e Bruno
Ma tra i dossier venduti da Cipriani c’erano anche ricerche sui vari componenti della famiglia del presidente Marco Tronchetti Provera. Dall’operazione «Macumba» con analisi del tabulato di Cristina, moglie del fratello Bruno Tronchetti Provera, ai conti bancari del fratello della moglie Afef, Taieb Jnifen. A Tavaroli venne infatti trovato un appunto su «familiari o affini del Presidente Pirelli» proveniente dalla «Fonte Dst», ovvero il controspionaggio francese. «I controlli telefonici riguardano sia il domicilio della Rue de la Pompe, sia i due cellulari di Slaeddine - si legge nell’aggiornamento -; non è più al momento attenzionato il domicilio di Place des Etats-Unis, di proprietà di Mtp... Risulta essere stato rinvenuto nel corso della perquisizione operata a Iezzi (ex responsabile sicurezza Pirelli, anch’egli già arrestato ndr) nello scorso settembre un biglietto manoscritto con il nominativo Taieb Jnifen in cui compaiono delle coordinate bancarie, nonchè l’indicazione “conti familiari”».
Hezbollah e Al Qaida
Alcuni dossier sono destinati a scuotere il nostro ministero degli Esteri. Come l’operazione Elba (fatturata a Telecom 14.500 sterline) su un «ottimo imprenditore libanese, personaggio molto vicino alla Mae (Farnesina)... da informazioni altamente confidenziali omissis risulta dichiaratamente collegato al partito Hezbollah; parte del ricavato delle sue attività (quelle ufficiali) vengono destinate a tale partito». O «Cestino 5» dove si parla di «un incontro di natura economica con il viceministro degli Esteri italiano». Ma non si sa di quale legislatura. Con il report Stip, il Sismi inquadrava un estremista islamico, con «Cestino 5» sia un trafficante di armi in Africa e in Libia, sia un gruppo che finanzia Bin Laden in Arabia Saudita».
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it