Mancino rivende la casa. Al quadruplo

da Milano

Da Svendopoli a Rivendopoli, il passo è breve e la plusvalenza è ricca, ricchissima. Lo scandalo delle case degli enti edilizi comprate a poco prezzo da politici e sindacalisti, scoppiato alla fine di agosto di quest’anno, mostra adesso il suo lato peggiore. Allora si scoprì che alcuni esponenti di primo piano della Prima e della Seconda Repubblica avevano acquistato a prezzi stracciati attici, ville e palazzine. I nomi erano bipartisan: dal sindaco di Roma e leader Pd Walter Veltroni all’Udc Pier Ferdinando Casini, dall’ex presidente della Camera Luciano Violante (Pd) all’attuale Guardasigilli e segretario Udeur Clemente Mastella, passando per Franco Marini, che occupa lo scranno più alto di Montecitorio all’ex presidente del Senato Nicola Mancino. Che nei giorni scorsi, come riporta il settimanale L’Espresso in edicola ieri, si accinge a realizzare una plusvalenza niente male, pari a quasi 3 volte il prezzo pagato: l’appartamento di corso Rinascimento, a due passi da Piazza Navona, è stato messo in vendita a 3 milioni di euro. L’attuale vicepresidente del Csm aveva rilevato l’immobile, dieci vani più soffitta su due livelli, alla modica cifra di 1,555 miliardi di lire (poco più di 803mila euro). A conti fatti, la plusvalenza per Mancino si annuncia sontuosa: 2,2 milioni di euro circa, esentasse perché «il venditore - sostiene L’Espresso - non paga l’imposta di registro né le imposte sui redditi». Secondo il settimanale Mancino avrebbe peraltro già rifiutato una maxi offerta da 2,55 milioni di euro, che gli avrebbe consentito una plusvalenza di 1,8 milioni di euro. Una cifra, calcola il settimanale, pari «a 136 anni di stipendio di un operaio Fiat».
Sarà interessante vedere se anche gli altri acquirenti privilegiati degli immobili di pregio passeranno all’incasso. Casini aveva acquistato per le figlie e l’ex suocera una palazzina al quartiere Trieste, composta da 30 vani e cinque appartamenti. Pagando 1,8 milioni di euro. Il sindaco di Roma aveva ricevuto dall’Inpdai una casa in via Velletri (ingresso, 5 camere e accessori per 190 mq, posto auto e cantina) nel 1994, in cambio di un appartamento che suo padre Vittorio si era aggiudicato nel 1956 e in un altro immobile riscattato nel 1981, quando Veltroni era ancora consigliere comunale del Pci. Nel quartiere della Balduina, l’ex ministro Mario Baccini ha acquistato dalla società Initium un attico e superattico di 15 vani a 875mila euro. Luciano Violante aveva invece rilevato dall’ex Ina per 327mila euro una casa su tre livelli con due terrazze al foro Traiano, in via di Sant’Eufemia.
L’inchiesta dello scorso agosto lanciata dall’Espresso aveva anche scatenato la seccata replica di chi si sentiva ingiustamente tirato in ballo. Come il presidente del Senato Franco Marini, che aveva negato di aver pagato un milione di euro per i 14 vani ai Parioli («Sono notizie false», aveva detto, minacciando querele) e il Guardasigilli Clemente Mastella, che aveva contestato ai giornali la ricostruzione dell’Espresso, secondo il quale il leader Udeur nel 2006 avrebbe fatto acquistare per un milione e 452mila euro la sede del giornale del suo partito, in largo Arenula, a una società intestata ai suoi figli, Elio e Pellegrino, grazie alla rinuncia del partito al diritto di prelazione concesso dall’Inail all’Udeur. I Mastella avrebbero anche acquistato dall’Ina 5 appartamenti a prezzo di favore sul lungotevere Flaminio nel 2004. Ma quelli, come ha detto Mastella a Ballarò, «non si vendono».