Mancuso, dal banco degli accusati alla direzione delle carceri italiane

Un pentito raccontò di aver partecipato a una battuta di caccia con il magistrato

Anna Maria Greco

da Roma

Paolo Mancuso, procuratore aggiunto a Napoli, è stato assolto ieri dalla sezione disciplinare del Csm dalle accuse per sue frequentazioni con personaggi legati alla camorra, durante le sue amate battute di caccia. «Poteva non sapere», è in sostanza la motivazione che è riuscito a far passare il suo difensore, Nello Rossi, segretario dell’Anm ed esponente di primo piano della corrente di sinistra di Magistratura democratica. La stessa di cui Mancuso è esponente storico.
Per il pm partenopeo sembra ora spianata la strada alla direzione generale del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, dove l’avrebbe già destinato il ministro della giustizia, Clemente Mastella. Perderebbero invece terreno gli altri due concorrenti: Giuseppe Ayala (sottosegretario alla Giustizia nel primo governo Prodi e in quello D'Alema e un passato di magistrato di punta nei maxiprocessi alla mafia) e l'ex vicepresidente dell'Anm Carlo Fucci (uscito sconfitto dalle recenti elezioni per il rinnovo del Csm).
«Finalmente - è il primo commento di Mancuso - dopo 2 anni ho trovato un giudice. Ora aspetto di leggere le motivazioni per capire fino in fondo l'esito della vicenda. Mi era mancato un giudice che leggesse questa storia nei termini corretti».
La storia di cui parla inizia quando un presunto affiliato alla cosca Di Lauro, nel novembre 2004, afferma di aver partecipato ad una battuta di caccia in Albania in sua compagnia. Era un tale Spiezia, pregiudicato per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Dopo tre omicidi a Napoli per la faida di Secondigliano i carabinieri gli fanno la prova dello «stube» e lui dice che ha sì sparato ma agli uccelli e che era in buona compagnia. Da altre indagini e intercettazioni telefoniche emerge che il boss Di Lauro, parlando con l’imprenditore Stefano Marano (fratello di un senatore e inquisito con lui per una serie di reati), lo invita a sospendere le frequentazioni con Mancuso, ricordandogli che fortunatamente il magistrato ha appena restituito un’auto che gli aveva prestato per una settimana. Mancuso viene anche accusato di essersi interessato del capocosca Francesco Mallardo al tribunale di sorveglianza di Milano e di aver frequentato la proprietà del capocosca pugliese Michele Romito. La Commissione antimafia apre un’indagine, su richiesta del senatore di An Luigi Bobbio, già magistrato proprio a Napoli. E, riferisce un’interrogazione parlamentare discussa in Senato a dicembre 2005, Mancuso per difendersi fa raccogliere «in maniera illegale» da alcuni carabinieri a lui fedeli dei dossier, su Bobbio e il pm della Dda Corona.
Tutto questo, però, non porta ad alcuna condanna. Nè qualcuno, al governo, ritiene almeno «inopportuna» la sua scalata al Dap. Si tratta dell’ organismo che «governa» le carceri e da cui dipendono circa 45mila poliziotti penitenziari, un ministero nel ministero della Giustizia. La poltrona al suo vertice è molto ambita, per il potere che comporta, ma anche per l’indennità speciale vita natural durante introdotta ai tempi di Niccolò Amato. Ora, in pole position per succedere a Giovanni Tinebra, nominato a maggio dal Csm Procuratore generale a Catania, sembra che ci sia proprio Mancuso, malgrado le ombre su di lui e le polemiche già scoppiate, con tanto di interrogazioni parlamentari e appelli al Quirinale.
Al più autonomo e più ricco di risorse dipartimento del ministero della Giustizia, d’altronde, il numero due della Procura di Napoli era già stato ai tempi del governo D’Alema, come vice dell’allora direttore generale Giancarlo Caselli, nominato nel 1999 dal Guardasigilli Oliviero Diliberto.
Al «processo» disciplinare del Csm che si è chiuso ieri Mancuso era molto agguerrito, raccontano. Come il suo difensore, un personaggio di peso nelle correnti della magistratura. Con l’assoluzione si sono già chiusi nei mesi scorsi altri procedimenti per trasferimento d’ufficio, per incompatibilità ambientale e funzionale. Ed è stato archiviato un procedimento penale aperto a Roma sugli stessi fatti. Ma per Mancuso questa pendenza al Csm era da chiudere al più presto, per sgombrare la strada da impedimenti per la prossima nomina.
Il risultato delle audizioni tenute da dicembre dall’Antimafia dovrebbero «dissuadere» il governo da avere «l'arroganza avventurosa» di scegliere Mancuso come successore di Tinebra, secondo il senatore di Fi Emiddio Novi. E l’azzurro chiede l’intervento di Giorgio Napolitano per impedire la nomina al Dap del pm partenopeo.