An manda in soffitta il «machismo»

Fabrizio de Feo

da Roma

Sarà che i tempi delle battute grevi e dell’ostentazione di virilità della destra italiana sono oramai affogati in un passato lontano, così come gli antichi retaggi di omofobia. Sarà che Vladimir Luxuria aveva un padre missino (anche se come dice Maurizio Gasparri «non sempre i meriti dei padri ricadono sui figli»). Sarà che di fronte al deputato transgender che chiede di essere declinato e considerato al femminile, di fronte al parlamentare che dimora in una zona di confine tra l’essere uomo e l’essere donna la curiosità scatta quasi naturale e, come lo stesso Vladimir ha confessato, alla buvette non le riesce proprio possibile riuscire a mettere mano al portafoglio. Fatto sta che ieri Gianfranco Fini è stato protagonista di un piccolo gesto di galanteria passato tutt’altro che inosservato dalle parti di Montecitorio.
Scena prima. Alla bouvette Wladimiro Guadagno, in arte Vladimir Luxuria, si avvicina a Gianfranco Fini. Il leader di An è nei pressi della cassa, sta offrendo il caffè a Ignazio La Russa e Giulia Bongiorno. I due si salutano, Fini sorride e offre un caffè anche al deputato di Rifondazione. Il quale manifesta un po’ di meraviglia. Fini, letto quel tocco di stupore sul viso del collega deputato, regala divertito una battuta: «E che c’è di strano? Mica sono Bossi...». Scena seconda. Fini e Luxuria prendono insieme il caffè, chiacchierano fitto. A distanza La Russa (che alla ex organizzatrice delle serate romane di «Mucca Assassina» aveva offerto un’orchidea ad inizio legislatura), orfano del suo leader, guarda divertito la scena. Poi Fini saluta Luxuria e raggiunge i colleghi di partito.
I commenti, naturalmente, si sprecano. Qualche battuta ci scappa, anche se l’onorevole Luxuria a Montecitorio, dopo la curiosità iniziale, è ormai diventato una figura perfettamente integrata nel panorama parlamentare. Ma soprattutto ci si interroga, forse anche esagerando un po’, sul significato politico di determinati gesti. L’opinione più diffusa è che il nuovo corso di An passi anche per un’attenzione (che non necessariamente si tradurrà in un’apertura) sul problema del riconoscimento dei diritti individuali in assenza del matrimonio. Un discorso iniziato da Fini con il documento presentato qualche settimana fa. E proseguito con l’invito del deputato Ds e presidente onorario dell’Arcigay, Franco Grillini, alla festa del «Secolo d’Italia». Il percorso del leader di An verso una destra moderna passa, insomma, attraverso l’ascolto della realtà attuale attraverso le sue tante sfaccettature. Un percorso che a un leader non certo «trans» ma in eterna transizione non deve certo costare un prezzo eccessivo.