«Mandateci via!»

Marcello Viaggio

«Fateci andare via di qui, sono dieci anni che il Comune pensa a tutti meno che a noi»: è il grido disperato degli italiani in assistenza alloggiativa nel mega-dormitorio di via Bravetta. Dentro soprattutto anziani, disabili. Sul Residence Roma il centrodestra denuncia precise responsabilità delle amministrazioni Veltroni e Rutelli. «Sono anni che il residence rappresenta un buco nero nella legalità e nel rispetto della dignità umana nella nostra città» afferma il ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno: «Questi ghetti non sono più ammissibili. Dentro convivono famiglie che soffrono il massimo livello di disagio sociale con autentiche bande criminali che pretendono di avere il controllo della struttura». Secondo il ministro, candidato di An a sindaco di Roma, è «necessaria un’operazione forte, duratura, che sradichi totalmente le presenze malavitose da questa realtà». Ad Alemanno il delegato del sindaco per l’emergenza abitativa, Galloro, ha replicato: «Non abbiamo bisogno di un ministro che vuole impostare la propria campagna elettorale speculando su drammi e disgrazie. È infatti noto che il Residence Roma si sta svuotando, che entro breve l’operazione sarà completata». Galloro, insomma, la mette come quei cartelli stradali Acea o Ama: «Stiamo lavorando per voi». E dà per «noto» che il residence si sta svuotando. Un modo di replicare che la dice lunga, su come la giunta Veltroni ha affrontato in questi cinque anni ogni genere di problema: a chiacchiere. Ecco invece come stanno le cose. Dette nell’unica maniera che il Comune non può smentire: con la voce delle famiglie in assistenza alloggiativa nel residence di via Bravetta. Renza Cividini, disabile al cento per cento, è disperata: «Sto qui da dieci anni, esattamente dal 23 dicembre 1995. In casa entra acqua dalle pareti, il residence è pieno di topi, immondizia. Se potessi, andrei via subito. Hanno provato pure a entrare in casa». Renza Cividini si riferisce ad immigrati clandestini che cercano di occupare gli alloggi, che la fanno da padroni. La donna, classe 1934, è su una sedia a rotelle, vive sola, è aiutata a sbrigare le faccende della vita quotidiana dalle assistenti sociali del Comune. «Però non posso neppure andare a trovare mia figlia, perché l’ascensore è rotto da tre mesi. Se ho provato ad andare via da qui? Ma dove vado se il Comune non mi dà una casa?». Ma il Comune le ha fatto qualche promessa, almeno? «Il Comune sta trovando casa a tutti, meno che a gente come me. Vorranno darmi forse un alloggio speciale. Ho letto del delitto di questi giorni. Vivo nel terrore - scoppia a piangere -. Aiutateci ad andare via di qui, questa non è vita». A puntare il dito, di fronte a situazioni del genere, è il gruppo di An nel XVI Municipio. «Residence Roma, la nostra Africa», accusa Fabrizio Santori. «La signora Cividini, come tante altre, è stata letteralmente dimenticata dal Comune - afferma -. Nel residence l’immondizia è sparsa ovunque, persino nei pianerottoli. Si avvertono odori nauseanti per la rottura continua delle fognature e ormai da due mesi la gente vive senza acqua calda e riscaldamenti, tagliati dalla proprietà in vista dello sfratto definitivo – denuncia Santori –. Il Comune fa finta di non sapere l’inferno che c’è qui». E le assicurazioni di Veltroni e Minelli delle ultime ventiquattro ore? «Le 140 famiglie in assistenza alloggiativa nel Residence sono dieci anni che chiedono al Comune di essere trasferite altrove, non hanno mai ricevuto una risposta concreta. È ora che la sinistra la smetta di fare propaganda politica, le responsabilità di questa situazione sono chiarissime».