Il mandato di Fazio? «Blindato» dalla Bce

Un «licenziamento» violerebbe il Trattato di Maastricht La riforma è possibile, ma riguarderà soltanto il futuro

Gian Battista Bozzo

da Roma

L’introduzione del mandato a termine in Bankitalia rischia di valere soltanto per il prossimo governatore, e non per Antonio Fazio. Nella confusione che ha preceduto la riunione del Cicr, e nella marea di commenti politici che l’ha seguito, si è trascurato infatti un elemento fondamentale: la lettera inviata nel maggio del 2004 al Parlamento dalla Banca centrale europea. Lettera in cui la Bce afferma che l’eventuale revoca ex lege del mandato del governatore di Bankitalia «non è conforme allo Statuto del Sistema europeo delle banche centrali (Sebc)», allegato al Trattato di Maastricht.
Che cosa dice lo Statuto. L’articolo 14.2 dello Statuto recita infatti: «Gli statuti delle banche centrali nazionali devono prevedere che la durata del mandato del governatore non sia inferiore a cinque anni». E aggiunge: «Un governatore può essere sollevato dall’incarico solo se non soddisfa più alle condizioni richieste per l’espletamento delle sue funzioni o si è reso colpevole di gravi mancanze». Non è questo il caso di Fazio, dato che nella riunione del Cicr lo stesso ministro dell’Economia Domenico Siniscalco ha dato atto al governatore della correttezza formale dei suoi comportamenti nelle Opa Antonveneta e Bnl. L’unica incognita è quella rappresentata dalle inchieste della magistratura.
Fazio «inamovibile». Ormai non più protagonista del caso Fazio, Giulio Tremonti osserva con «distacco alpino» queste vicende. Ma è proprio lui a segnalare al Giornale che la discussione sul mandato del governatore in carica si sta sviluppando in termini empirici e pressapochistici. Per il vicepresidente del Consiglio, il combinato disposto fra la lettera della Bce e l’articolo 14.2 dello Statuto Sebc (che ha forza di legge, essendo stata recepita insieme col Trattato di Maastricht) ha un effetto evidente: Fazio è blindato, «fondamentalmente inamovibile», ed il mandato a termine che il governo ha in mente «varrà per il futuro governatore».
Un regime transitorio. Nel parere inviato al Parlamento italiano, la Banca centrale europea rileva che «il disegno di legge non si esprime relativamente alla posizione futura del governatore in carica della Banca d’Italia. A tal riguardo, osserva che al fine di proteggere l’indipendenza personale dei governatori delle banche centrali nazionali, qualunque riorganizzazione di una banca centrale che abbia effetto sul mandato dovrebbe prevedere che il governatore in carica possa continuare a espletare i propri compiti sino alla fine del proprio mandato». La Bce ammette che il caso italiano è «eccezionale», in quando la durata del mandato è indeterminata, e non si prevede neppure un’età per il pensionamento. «Il disegno di legge - conclude la lettera - dovrebbe prevedere un regime transitorio compatibile con l’articolo 14.2 dello Statuto». In quel momento, il ddl ipotizzava la revoca ex lege del mandato: norma «non conforme al dettato dello Statuto Sebc». La Bce suggeriva anche che «un’ulteriore garanzia di indipendenza sarebbe rappresentata dal potere di nomina, e non dal semplice potere di proporre una candidatura, del Consiglio superiore della Banca d’Italia. La nomina dovrebbe poi essere approvata a livello politico».
Siniscalco al lavoro. Al Consiglio dei ministri di venerdì 2 settembre, Siniscalco presenterà una relazione sull’andamento della riunione del Cicr e sull’autodifesa presentata dal governatore. Sarà quindi il governo a decidere il da farsi. Si parla di un emendamento al disegno di legge sul risparmio, che dal 14 settembre riprende il cammino al Senato: da quel provvedimento, a larga maggioranza, erano stati stralciati nell’aula di Montecitorio gli articoli sul mandato a termine e sul trasferimento all’Antitrust di parte della vigilanza sulle banche, dapprima approvati in Commissione. Ora il governo punta a reinserire il mandato limitato del governatore, e maggiore collegialità nelle delibere di Bankitalia. Nulla comunque indica che l’esecutivo voglia forzare la mano: parlando coi suoi collaboratori, Silvio Berlusconi avrebbe definito «inopportune» le dimissioni di Fazio pur riconoscendo la necessità di introdurre nuove regole di governance nella nostra banca centrale.
«Strumenti bloccati». La lettera della Bce complica la questione. Il mandato a termine può, naturalmente, essere introdotto: questo, anzi, elimina un’anomalia esclusivamente italiana nel panorama mondiale. Però che il cambio di regime riguardi il governatore in carica, è tutto da vedere: «Siamo di fronte a una questione grave, ma con gli strumenti bloccati», osserva Tremonti. Puntare allora a una autoriforma da parte dello stesso Fazio e della Banca d’Italia? Per il vicepremier, quella dell’autoriforma è sempre stata una «leggenda metropolitana». Non resta che la via legislativa. I 167 articoli del Financial Times citati da Siniscalco durante la riunione del Cicr riguardavano la Banca d’Italia passata e presente, non quella futura. E la risposta a quegli articoli, alla «crisi di credibilità» sollevata dal ministro, rischia di non riguardare Mr. Antonio Fazio.