Da «Mandingo» a «Jalla! Jalla!», gli amori difficili

Un caso fu «Il mio grosso grasso matrimonio greco» che con ironia sbancò il botteghino

Ha ragione Cristina Comencini: è raro vedere film nei quali «una donna nera, veramente nera e non stinta, fa l'amore con un bianco». Più facile che succeda il contrario. Sarà perché l'uomo nero, da sempre, evoca fantasie sessuali dal gusto proibito. Difatti il cinema ha volentieri attinto a quel tabù: come non citare Indovina chi viene a cena con i grandi Sidney Poitier, Katharine Hepburn, Spencer Tracy. Spesso con risultati banali. Chi non ricorda Mandingo di Richard Fleischer, 1975, dove la bionda e turbata aristocratica dell'Alabama primo Ottocento veniva messa incinta, con effetti devastanti, dal negrone superdotato di nobile stirpe africana? Ma erano altri tempi. Già sedici anni dopo, nel toccante Jungle Fever, Spike Lee orchestrava il contrastato amore tra l'architetto negro Wesley Snipes e la collega bianca Annabella Sciorra: per dirci la forza del pregiudizio delle rispettive comunità, a dispetto delle conquiste sociali, dei nuovi costumi metropolitani. Lo spaccato di vita newyorkese, in bilico tra dramma e commedia, ricostruiva la stessa storia da due angolature diverse, un po' come fa la Comencini, puntando sulla forza della passione uomo-donna, nel suo nuovo film.
Naturalmente l'intrecciarsi di corpi dal diverso colore è un must del cinema sentimentale, permette di affrontare temi complessi che hanno a che fare con gli inciampi dell'integrazione, la persistenza delle tradizioni. Sarà per questo che, negli ultimi anni, si sono moltiplicate le commedie interrazziali, con effetti commerciali anche travolgenti. Esemplare il caso di Il mio grosso grasso matrimonio greco di Joel Zwick, costato solo 5 milioni di dollari. Dove la single bruttina ma simpatica Toula Portokalos, destinata a restare zitella, finiva con l'innamorarsi, ricambiata, di un bel professore wasp, Ian, indigesto al padre di lei: in quanto non greco e per di più vegetariano. Non dissimile il meccanismo narrativo che anima Jalla! Jalla! di Josef Fares, ambientato in Svezia: in questo caso lo spazzino libanese Roro, felicemente innamorato della nordica commessa Lisa, si ritrova alle prese con un matrimonio combinato dai genitori. Si ride poco, invece, con Un bacio appassionato di Ken Loach. Siamo a Glasgow: Casim è un ragazzo pachistano di seconda generazione, lavora come dj nei locali più alla moda della città, sogna di possedere un nightclub. Ma i genitori, musulmani praticanti, lo vogliono sposato alla cugina Jasmine, mentre lui è rapito dalla scozzese Roisin, bionda, fiera e indipendente. Saranno guai per tutti.
Il negro come oggetto sessuale torna, invece, nel film del francese Laurent Cantet Verso il sud, passato a Venezia 2005.
Anche qui la Haiti del tiranno Duvalier diventa un pretesto per parlare d'altro, così l'incontro di puro svago erotico tra tre donne nordamericane (una è Charlotte Rampling) e un gigolò locale dalla personalità magnetica si trasforma in un gioco sottile di gelosie. Film esotico e tragico, da rivalutare.