Manera: poveri netturbini obbligati a tifare Francia

«Poverini, se vince l’Italia saranno costretti a ripulire tutta la città dopo la lunga notte di baldoria dei tifosi»

Quasi due ore di battute, monologhi e canzonette. E, ovviamente, di risate a crepapelle. Questo ha in serbo il comico Leonardo Manera per domani sera, quando salirà insieme alla band degli Inadatti sul palco dello Spazio Tribune, per Idroscalo in festa. In televisione Manera ha inventato personaggi e gag esilaranti. «Quelli che il calcio», «Paperissima», «Ciro», «Zelig», «Belli dentro». Sono solo alcune delle trasmissioni cui ha preso parte dal 1997 in poi. La sua carriera, però, è iniziata altrove.
Quando hai iniziato?
«Nel 1984, nei panni del prestigiatore. Tre anni dopo ho deciso di dedicarmi alla comicità. Facevo l’animatore in feste private, o per i bambini, oppure anche nei night».
Nei night?
«Sì, nei club privè. La mattina giocavo con i bambini e la sera facevo cabaret nei locali per soli adulti».
Poi hai cominciato a studiare...
«Ho frequentato i corsi di Gianni Rossi, Raul Manso e Gaetano Sansone. Niente male come maestri...».
Comici si nasce o si diventa?
«Tutte e due. Bisogna avere un’attitudine innata, ma l’allenamento deve essere continuo. Ci si può migliorare sempre, magari imparando anche dagli altri. Quando ero alla Corte dei miracoli, per esempio, osservavo Raoul Cremona con grande interesse. Mi è servito molto».
Qual è il tuo comico preferito?
«In questo momento Paolo Migone. Molto bravo e originale. Mi piace anche Cornacchione, con le sue battute sul povero Silvio».
Ti piace la satira su Berlusconi?
«Quella di Cornacchione sì. Per il resto le gag su Berlusconi sono inflazionate. Sempre la solita solfa. E spesso sono anche fuoriluogo, oltre che fuori tema. D’altronde è difficile trovare una chiave originale per trattare la politica».
Quella del comico è una condanna? Costretto a far ridere sempre e comunque, anche quando è triste...
«Giorgio Gaber diceva che fare cabaret è un modo per esorcizzare i propri problemi. La penso esattamente come lui. Salire sul palco mi aiuta a riprendermi quando sono giù di morale. È quasi una forma di terapia».
Quando ti vedi in televisione, ridi anche tu?
«Dipende. In genere non mi piace rivedermi, ma sono costretto a farlo per studiarmi e migliorarmi. A volte mi capita di ridere, molto spesso di arrabbiarmi con me stesso».
Tv e spettacolo dal vivo. Cosa cambia?
«Tanto. Sullo schermo hai tempi diversi, devi essere più conciso, avere la battuta pronta dietro l’angolo. Dal vivo hai più tempo a disposizione e puoi variare meglio il tuo repertorio. Diciamo che in tv va più ciò che è commerciale e di facile consumo».
Stasera c’è la finale del Mondiale. Italia campione del mondo?
«Siamo nettamente più forti noi. Io però penso ai netturbini costretti a tifare Francia».
Perché?
«Poverini, per evitare che i tifosi sporchino tutta la città durante i festeggiamenti!».

Leonardo Manera - Gli Inadatti, Spazio Tribune, Idroscalo in festa, info 02-70200902, domani ore 21.30, ingresso libero