Il «maneta» Beruschi si racconta

Debutta «Quel tranviere chiamato desiderio»: pensionato Atm stakanovista suo malgrado

Viviana Persiani

Un omaggio simpatico e brillante al dialetto milanese e al famoso «maneta», il tranviere che attraversa con il suo mezzo il grigiore della città ovattata dalla nebbia. A chi, se non un a un classico meneghino come Enrico Beruschi, che da anni porta avanti una strenua difesa della tradizione ambrosiana, poteva essere affidato il ruolo del protagonista della commedia Quel tranviere chiamato desiderio ?
Scritto e diretto da Sergio Cosentino, lo spettacolo, in scena al Teatro Oscar, tra gag, equivoci e battute, a volte anche un poco pungenti e una punta di nostalgia racconta di Alvaro, tranviere in pensione che, non rassegnandosi alla sua attuale condizione, continua ogni giorno a presentarsi sul posto di lavoro, lasciando l'accogliente casetta che condivide con la madre. Una routine sconvolta dal ritorno del figliol prodigo, il fratello Frank che, dopo una vita dissoluta, tra gioco d'azzardo e donne, cerca per l'ennesima volta esilio e protezione dalla mamma.
È il ragionier Beruschi a raccontare dello spettacolo con il quale celebra con orgoglio la lingua vernacolare della sua città: «Si tratta di una commedia che nacque in Svizzera, ma che ho voluto portare a Milano traducendola in milanese; dopo aver sostituito alcuni interpreti "stranieri" con attori capaci di masticare il dialetto milanese, ora presentiamo una commedia made in Italy o meglio made in Milano, con Graziella Comana e Tiziana Più tra gli interpreti».
Non è un limite per la comprensione dello spettacolo che andrà in tournèe?
«Sulla scena parliamo un milanese comprensibile anche da uno spettatore dell'Africa, anche perché prometto che per le espressioni più ostiche, ci sarà la traduzione simultanea. Dopo Milano, calcheremo altri palcoscenici, ma senza allontanarci troppo dal capoluogo; oltre a cittadine di provincia, andremo anche a Cantù e in Piemonte».
Il teatro è il suo grande amore?
«Direi di sì, anche se nutro una vera passione per la lirica. Fu mia madre ad istruirmi all'ascolto e alla comprensione dell'opera lirica e io ancora oggi ne sono innamorato. Dopo aver partecipato alla messinscena del Don Pasquale di Donizetti, ho interpretato il Grillo Parlante e la voce recitante ne Le avventure di Pinocchio, in scena nel 2003 al Teatro Marrucino di Chieti; proprio su questa scena, lo scorso anno, ho debuttato alla regia de Il Barbiere di Siviglia, scegliendo una lettura fedele all'originale, ma senza arricchirla da barocchismi e da sovrastrutture».
Progetti?
«Prenderò parte alla commedia di Rosario Galli Chi ha detto che gli uomini preferiscono le bionde?, mentre ad aprile, al Teatro Coccia di Novara, vestirò i panni di Niegus ne La vedova allegra».