Manette agli anarchici, progettavano omicidi

Intercettato un pacco bomba indirizzato al questore di Lecce

Marianna Bartoccelli

da Roma

Dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi dal ministro Pisanu, ieri è scattata una vasta operazione repressiva in tutto il territorio contro i gruppi anarchico insurrezionalisti. Su mandato della procura di Roma sono stati arrestati in sette. Perquisizioni a Viterbo, Bologna, l’Aquila, Pescara, Pesaro, Urbino, Ancona; in tutto almeno un centinaio soprattutto nelle case di soggetti sospettati. Ed evitati, almeno si spera, attentati che gli anarco-insurrezionalisti stavano preparando per tre obiettivi a Roma: una caserma, la scuola allievi della polizia penitenziaria e quella della Polizia di Stato.
Gli atti terroristici sono comunque continuati e a Lecco ieri mattina è stato evitato il dramma grazie all’intuizione del questore, Giorgio Manari, che si è visto recapitare un pacco considerato subito «sospetto». Immediatamente è stato chiamato l’artificiere che ha scoperto che si trattava di un libro con 50 grammi di polvere di alluminio, considerata altamente deflagrante.
«Gli arresti e le perquisizioni effettuate dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei carabinieri - è stato il commento del ministro dell’Interno - danno la misura del nuovo duro colpo inferto alla più pericolosa organizzazione eversiva operante in Italia». Giuseppe Pisanu spiega inoltre come le indagini degli ultimi tempi abbiano messo in evidenza «la pericolosa trama associativa che mira a sovvertire gli ordinamenti economici e sociali dello Stato». E che la caratteristica di azione di questi gruppi è quella del «doppio-livello», quello palese e quello occulto. «Questi gruppi - aggiunge il ministro - intervengono con violenza nelle manifestazioni pubbliche, sia compiendo atti terroristici quasi sempre rivendicati». Insomma, «i cosiddetti episodi di illegalità diffusa e di violenza minore sono sempre riconducibili agli anarco-insurrezionalisti».
A finire in manette ieri sono stati tra gli altri Danilo Cremonese, Valentina Speziale, Claudio Cospito, Stefano Del Moro e Massimo Leonardi. Avrebbero commesso reati «che non escludevano o prevedevano l’assassinio». Sia Cremonese che la Speziale erano da tempo pedinati dalla Digos di Pescara, dove vivono insieme. Lui è un laureato in legge, ma disoccupato, lei frequenta la facoltà di farmacia ed è titolare di una piccola impresa di pulizie, dove entrambi di tanto in tanto lavorano. Sono accusati anche di avere commesso l’attentato a Viterbo, nel gennaio del 2004, all’interno del Tribunale. Si ritiene inoltre che siano coinvolti nel fallito attentato, nell’ottobre del 2003, al Centro sociale del carcere, sempre a Viterbo. Contestualmente agli arresti la magistratura ha chiesto che venisse oscurato un sito internet considerato il mezzo attraverso cui Cremonese smistasse «il verbo anarchico». L’organizzazione, secondo i pm, si rifà alle teorizzazioni dell’ideologo catanese Alfredo Maria Bonanno, autore di molti saggi e condannato a sei anni nel 2003.
L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa anche nei confronti di Simone Del Moro, già in carcere con David Santini, per l’attentato al Tribunale del 2004. Mentre è stata arrestata a casa sua Claudia Cospito, convivente di Del Moro. Massimo Leonardi è sospettato di essere uno degli autori dei danneggiamenti compiuti a Roma, al McDonald’s di Piazza Sonnino, avvenuto nel 1999.
Le indagini eseguite dai Ros dell’Arma hanno evidenziato la struttura dell’organizzazione, che è divisa in «gruppi di affinità» associati al cartello «Federazione Anarchica Informale, Fai». Tra i gruppi di affinità pare si sia distinto proprio quello viterbese, da ieri nel mirino degli investigatori. Secondo gli inquirenti, il gruppo è legato al Comitato Antagonista Viterbese, attraverso «varie azioni dirette». Le forze dell’ordine hanno intercettato diverse conversazioni «scottanti» in merito agli attentati al tribunale (19 gennaio 2004) ed al Centro sociale servizi per anziani (24 ottobre 2003) di Viterbo.

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