Manette agli evasori, Romano ci ripensa

Il leader dell’Unione cambia idea: «Il giustizialismo non è nel mio Dna». Ma Bertinotti insiste: «Il carcere resta uno strumento utile»

da Roma

Un altro «errore di comunicazione» sul capitolo tasse disturba la campagna elettorale della sinistra. Domenica scorsa, parlando alla trasmissione di Lucia Annunziata, Romano Prodi liquidò la questione del limite di esenzione per la tassa di successione a 250mila euro come una «risposta d’istinto», uno «sbaglio». Ma anche le «manette» per gli evasori, evocate proprio nel corso del programma della Tv di Stato, non devono aver colpito nel segno visto che ieri il candidato premier dell’Unione ha fatto marcia indietro. «Il giustizialismo non è nel mio Dna, né in quello del centrosinistra. Non c’è bisogno di far tintinnare le manette nei confronti di nessuno», ha assicurato Prodi in un’intervista all’Unione Sarda. Già nel faccia a faccia con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, il Professore aveva mutuato le manette con il concetto più generale della «maestà della legge». La novità di ieri è semmai un’altra e cioè la correzione di rotta rispetto alla filosofia fiscale fatta propria dall’Unione, quella che vuole le tasse come uno strumento per la redistribuzione della ricchezza. «Le imposte servono - ha assicurato Prodi - a fornire servizi essenziali per le persone e le famiglie, bisogna cambiare il concetto che le tasse siano solo un prelievo forzoso da parte dello Stato. C’è bisogno di una seria riforma fiscale che aiuti le famiglie e le imprese».
Un’idea diversa rispetto a quella di un bel pezzo della coalizione che appoggia la sua candidatura a Palazzo Chigi. A partire da Fausto Bertinotti, il segretario di Rifondazione comunista, assolutamente favorevole anche agli schiavettoni per chi non paga le tasse: «La lotta all'evasione fiscale si può fare anche con le manette», ha ribadito due giorni fa. «È intollerabile che chi falsa un bilancio possa farla franca e chi fuma uno spinello vada in galera. Ci sono troppe differenze tra chi compie reati contro la Repubblica e chi ha comportamenti trasgressivi». Per Luciano Violante, invece, la questione non è nemmeno da discutere. Manette agli evasori? «Non lo abbiamo mai detto» ha detto pochi giorni fa assicurando che «non ci sono state nel passato non ci saranno nel futuro» anche se «occorre potenziare gli accertamenti».
Un’altra marcia indietro in tema fiscale è stata quella del sindaco di Roma Walter Veltroni a proposito dell’Ici, l’imposta comunale sugli immobili che il premier Berlusconi vuole abolire sulla prima casa. Dopo i primi commenti a caldo, i toni dell’esponente dei Ds si sono ammorbiditi. E ieri il sindaco della Capitale ha inserito l’Ici tra le tasse da eliminare: è «una delle imposte che, se si può, bisogna rimuovere, a condizione che ciò non significhi una riduzione di risorse dei comuni per i servizi fondamentali ai cittadini».