Manette ai rapitori di Vanessa Uno era l’ex socio del padre

Tre arrestati per il sequestro-lampo di Modena Forse volevano intimidire la famiglia dell’ostaggio

nostro inviato a Modena

Ci sono tre fermi per il sequestro lampo di Vanessa Mussini, rapita e liberata mercoledì a Modena nell’arco di 12 ore. Una banda che però potrebbe comprendere anche altre persone. Il primo dei fermi è scattato ieri mattina. Riguarda un siciliano di 51 anni con precedenti penali che, secondo il questore Elio Graziano, «ha avuto un ruolo esecutivo, ideativo e logistico»: una figura chiave del rapimento, già chiuso nel carcere di Sant'Anna, mentre gli altri (uno ha origini napoletane) sarebbero delinquenti arruolati da lui. Avrebbe avuto lui la disponibilità del covo, ma non sarebbe il basista, cioè il tramite fra la banda e la famiglia. Sarebbe un ex socio in affari del padre della giovane, il che avvalorerebbe l’ipotesi che il rapimento nasconda un torbido scenario di ricatti, minacce, intimidazioni. Ma gli inquirenti per ora si concentrano sulla pista principale: ovvero che i sequestratori volessero soldi, anche se non l'intero milione di euro chiesto mercoledì con due telefonate.
Ieri Vanessa ha trascorso la giornata tra la questura e i luoghi del rapimento: l'autostrada, la casa dove è stata tenuta poche ore, la strada dove è stata liberata. In questura si sono svolti lunghi interrogatori; oltre ai fermi ci sarebbe «un numero imprecisato di altre persone che potrebbero finire nell'inchiesta». L'operazione sarebbe stata preparata da una banda non necessariamente legata a organizzazioni malavitose e formata da gente con precedenti penali ma non professionisti. Malviventi che hanno fermato la ventottenne in autostrada fingendosi poliziotti, ma esponendosi al duplice rischio che Vanessa non si fermasse e che li riconoscesse. E che hanno scelto una prigione tutt’altro che sicura: un appartamento in una grande casa di campagna lungo la statale tra Carpi e Soliera dove vivono numerose altre persone. Uno stabile nel quale sono stati ricavati molti bilocali che una agenzia immobiliare affitta anche per brevi periodi. Soliera è la località a una quindicina di chilometri da Modena dove Vanessa è stata liberata.
«Sapevano che la ragazza era figlia di persone da cui potevano pretendere dei soldi», ha detto il capo della squadra mobile Amedeo Pazzanese. Dunque, gente che conosceva la famiglia Mussini, in particolare il papà Vanni, un autotrasportatore che si era messo in grande con la società Assimpresa che fornisce consulenza e logistica alle ditte di trasporto attraverso una serie di altre imprese minori. I Mussini vivono in una casetta a schiera alle porte di Modena, a Salicete San Giuliano, la frazione in cui abitava Luciano Pavarotti. Gente benestante ma che non avrebbe a disposizione il milione di euro chiesto dai rapitori.
L’ipotesi che prevale tra gli inquirenti è che la banda si sarebbe accontentata di una somma inferiore prontamente liquidabile. Ma lo scenario potrebbe essere un altro: che il sequestro avesse in realtà lo scopo di intimidire il padre di Vanessa, ultima di una «escalation» di minacce cominciata a dicembre e punteggiata da episodi (telefonate minatorie, un principio di incendio e forse anche un pestaggio) denunciati in questura da Mussini. Ma Vanessa è riuscita a ricostruire con una certa precisione il covo dove è stata tenuta e il piano della banda è crollato.