In manette il boss Di Gati

da Agrigento

Quando scoprì che Bernardo Provenzano non aveva gradito la sua «nomina» a capo delle cosche agrigentine si fece da parte, e lasciò campo libero al candidato favorito dal padrino di Corleone, Giuseppe Falzone, feroce killer di Campobello di Licata. Il regno di Maurizio Di Gati si chiuse così, senza spargimento di sangue. Il capomafia tornò al suo vecchio e più modesto ruolo di capo della famiglia di Racalmuto, il paese di Sciascia. I carabinieri di Agrigento, che lo cercavano dal ’99, quando si era dato alla fuga, l’hanno arrestato l’altra notte a pochi chilometri dalla città: si nascondeva in una casetta a due piani, nelle campagne tra Villaggio Mosè e Favara. I militari l’hanno trovato seduto a tavola. Insieme a lui è stato arrestato per favoreggiamento il proprietario del covo, Carmelo Veneziano Broccia, 59 anni. Di Gati, 40 anni, inserito nella lista dei 30 latitanti più pericolosi, una condanna definitiva a 6 anni per mafia, non ha opposto resistenza. A portare gli inquirenti sulle sue tracce sarebbe stata la soffiata di un confidente di Favara. Decisive anche le rivelazioni dell’ultimo pentito agrigentino, Ignazio Gagliardo, ex killer di Cosa nostra di Racalmuto.